Arriva la firma di rinnovo del contratto dei medici: aumento da 200 euro lordi al mese

Arriva la firma di rinnovo del contratto dei medici: aumento da 200 euro lordi al mese

 

di Redazione

Roma. 23 Dicembre 2019 – Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed, commenta così la firma all’Aran del Ccnl 2016-2018: “Un contratto di ripartenza, che finalmente chiude una fase buia lunga 10 anni che ha determinato ripercussioni negative sulle condizioni di lavoro dei medici e dirigenti sanitari con uno svilimento del loro livello economico. Ora possiamo guardare in avanti, al contratto 2019-2021 e auspichiamo di aprire le trattative del triennio in tempi rapidi”. Per la parte economica, c’è un aumento dello stipendio “pari a 200 euro lordi al mese“. Per i neo-assunti è prevista una quota iniziale di stipendio di posizione fissa di 1.500 euro, inoltre “come tutti gli altri colleghi godranno dell’incremento annuale del tabellare valutabile in 1.950 euro – rileva l’Anaao – e potranno accedere all’incremento relativo alla remunerazione delle guardie notturne e festive che potrà arrivare fino a circa 2.000 euro l’anno, incrementabile in base alla trattativa decentrata”.

Una delle principali novità riguarda la carriera dei camici bianchi, “con la possibilità di nuovi ruoli e percorsi sulla base della professionalità e della competenza acquisita, per un totale di 9 mila nuove posizioni che recupera ampiamente la falcidia di strutture gestionali subite negli anni passati. È prevista la creazione di un sistema dinamico di carriera che lega i meriti professionali a riconoscimenti economici, finora esclusivi delle carriere gestionali”.

“Importanti miglioramenti normativi sono stati messi nero su bianco per le tante donne medico. Il nuovo contratto – precisa l’Anaao – elimina, infatti, le penalizzazioni per le donne lavoratrici in gravidanza relativamente alla retribuzione di risultato, e amplia la possibilità di accedere al lavoro a tempo parziale”.

Ora il sindacato dei medici guarda avanti. “I prossimi passaggi ci vedranno impegnati a completare il lavoro a livello della contrattazione integrativa aziendale – sottolinea l’Anaao – cui tocca recuperare le risorse economiche sottratte nel passato, ed esercitare un ruolo da protagonista e non da spettatore passivo nel determinare molti istituti economici, ma soprattutto nel prossimo rinnovo che è già alle porte, preparando per tempo piattaforme unitarie ed innovative e ripensando a modalità di contrattazione appropriate per professionisti del Ssn, in modo da portarli fuori da vetuste logiche aziendaliste, care in particolare ad alcune regioni- sottolinea il sindacato – nel tentativo illusorio e scellerato di retribuire al massimo ribasso, precarizzandola, una professione a cui privato e Paesi esteri oramai costruiscono ponti d’oro per accaparrarsene le sofisticate conoscenze e capacità tecniche”.

Il Consiglio di Stato sul ‘numero chiuso’: vengono riammessi cento studenti esclusi

Il Consiglio di Stato sul ‘numero chiuso’: vengono riammessi cento studenti esclusi

di Redazione

Roma. 23 Dicembre 2019 – Il Consiglio di Stato rende giustizia a circa cento studenti, riammettendoli ai corsi di Medicina e Odontoiatria dopo che erano stati esclusi. Ancora una volta viene messa in discussione la riduzione dei posti nelle facoltà di Medicina e le effettive capacità ricettive delle Università. «Il Consiglio di Stato – entra nei dettagli Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi – con recentissime pronunce conferma quanto da tanti anni abbiamo sempre sostenuto e cioè che il numero dei posti indicati dagli atenei è di gran lunga inferiore alla loro effettiva capacità ricettiva». Il Consiglio di Stato, ribaltando le decisioni del TAR del Lazio adottate in sede cautelare, ha ammesso  un centinaio di studenti che erano stati esclusi dai corsi di laurea in medicina e chirurgia ed odontoiatria e protesi dentaria. La suprema Corte della giustizia amministrativa ha sottolineato che l’aumento di 1600 posti complessivi nelle Università italiane per l’anno accademico 2019/2020 è indice della errata indicazione (in difetto) del numero dei posti stabiliti nell’anno precedente: «Dove erano finiti questi posti l’anno scorso e negli anni precedenti? – continua Tortorella – Questo è indice della inattendibilità dei dati che in passato sono stati indicati dal Ministero. È evidente che il MIUR, nel corso degli ultimi anni, ha sempre indicato un numero di posti complessivo di gran lunga inferiore alle reali capacità delle Università, impedendo in tal modo a migliaia di studenti di poter esercitare il loro diritto costituzionale dello Studio. Ciò è inaccettabile».

«A questo punto non ci si può fidare neanche dell’esattezza del numero dei posti stabiliti per l’anno accademico 2019/20. Il diritto allo studio non può essere limitato. La selezione dei più capaci e meritevoli deve essere fatta durante il corso di studi e non affidata alla cabala di quiz commissionati a una società privata. L’esercizio del diritto allo studio torni nella sua sede naturale: le Università. Di fronte a queste continue irregolarità Consulcesi è pronta a scendere in campo per tutelare il diritto allo studio dei futuri camici bianchi». «In attesa di ulteriori sviluppi, si segna un importante passo sulla vicenda – conclude Massimo Tortorella – Da sempre sosteniamo che il ‘numero chiuso’, così come è attualmente organizzato, presenti ampie lacune e profili di illegittimità già evidenziati da numerose sentenze. Riteniamo necessaria una riforma che tenga conto anche della necessità di creare un sistema virtuoso mantenendo standard qualitativi e di sostenibilità. Siamo in tal senso pronti ad aprire un dialogo con le istituzioni, mettendo a disposizione le nostre competenze giuridiche e la nostra ventennale esperienza, insieme ai feedback che raccogliamo direttamente dai nostri oltre 100 mila medici, di cui tantissimi giovani con i quali dialoghiamo con i nostri 1000 consulenti direttamente sulla sportello virtuale www.numerochiuso.info oppure al numero verde 800.122.777».

Più fondi per la sanità nella Manovra e 1.200 posti in più per i medici specialisti

Più fondi per la sanità nella Manovra e 1.200 posti in più per i medici specialisti

di Redazione

Roma. 18 Dicembre 2019 – Aumentano le risorse per il Servizio sanitario nazionale, 2 miliardi in più sul Fondo sanitario nazionale e per assumere nuovi medici e stabilizzare i precari. Ma anche uno stop al superticket da settembre 2020, incremento di 2 miliardi per il Fondo sanitario e di altri 2 per l’edilizia sanitaria, più risorse per assumere nuovi medici e stabilizzare i precari così da bloccare la fuga all’estero ed evitare i buchi di personale negli ospedali. Sono alcuni dei risultati ottenuti in Manovra dal ministero della Salute, guidato da Roberto Speranza.

Più risorse per la sanità. Nel 2020 verranno stanziati due miliardi per il Fondo sanitario nazionale, altri 2 miliardi verranno investiti per la ristrutturazione edilizia degli ospedali, l’ammodernamento dei luoghi di cura e l’acquisto di nuovi macchinari. Ci saranno poi l’abolizione del superticket da settembre 2020 e l’investimento nel capitale umano del Ssn, ovvero medici e personale sanitario.
È stato anche firmato, ricorda il ministro della Sanità, “il 
rinnovo del contratto dei medici del Ssn (riguarda circa 130 mila camici bianchi) e lo sblocco del contratto della sanità privata (100 mila persone)”.
Si andrà verso una stabilizzazione dei precari, una platea che riguarda 32mila tra 
medici e infermieri e 1.600 ricercatori. Verranno stanziati fondi anche per “dare più forza ai medici di famiglia con 235 milioni per l’acquisto di strumentazione di diagnostica di primo livello negli oltre 50mila studi di medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta”.

M5S: 1200 posti in più per medici specialisti. “Grazie all’importante lavoro portato avanti dalla capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione igiene e Sanità del Senato Maria Domenica Castellone e al viceministro della Salute Pierpaolo Sileri anche quest’anno continuiamo il lavoro già iniziato da Giulia Grillo e riusciamo ad aumentare i contratti di specializzazione per i medici. Nel 2020, infatti, sono confermate 1200 borse in più. L’obiettivo è riuscire a colmare l’imbuto formativo creato dalla mancata programmazione degli anni passati. Infatti grazie al subemendamento Castellone è anche prevista una struttura di coordinamento della programmazione per il fabbisogno di medici specialisti per non incorrere di nuovo nelle carenze accumulatesi negli anni. Un altro passo avanti per scongiurare la carenza dei medici”. Così, in una nota, Elisa Pirro, componente del Movimento 5 Stelle in Commissione Igiene e Sanità e in Commissione Bilancio del Senato.

Aifa, in attesa del nuovo direttore generale l’interim va al dottor Renato Massimi

Aifa, in attesa del nuovo direttore generale l’interim va al dottor Renato Massimi

di Redazione

Roma. 18 Dicembre 2019 – Il ministero della Salute non ha ancora scelto il nuovo direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Così Renato Massimi, direttore Ispezioni e autorizzazioni Gmp medicinali dell’ente regolatorio, assume l’interim “nelle more dell’espletamento della procedura di nomina” del nuovo dg. A prevederlo è un decreto del dicastero di Lungotevere Ripa dell’11 dicembre. A Massimi era toccato lo stesso incarico, in quanto dirigente più anziano, già nel 2018, durante lo stallo tra l’addio del dg Mario Melazzini e l’insediamento di Luca Li Bassi. Ques’ultimo ora congedato, sempre per effetto dello spoils system, dal ministro della Salute Roberto Speranza. L’avviso pubblico per la selezione del nuovo dg targato Conte-Bis è scaduto il 15 novembre, ma ad oggi il ministero non ha fornito altre informazioni né si conosce il numero di candidature presentate (a differenza di quanto accaduto nel 2018). Nel frattempo, in via del Tritone, è tempo di saluti. “Il presidente Domenico Mantoan e il sostituto del direttore generale Renato Massimi – si legge sul sito Aifa – rivolgono i più sentiti ringraziamenti al dottor Luca Li Bassi per aver svolto il suo lavoro al servizio esclusivamente della salute pubblica, con l’impegno, la dedizione e la responsabilità che hanno contraddistinto ogni sua esperienza umana e professionale, nella certezza che l’Agenzia metterà a frutto le idee innovative da lui espresse”.

Al via la nuova stagione sportiva sugli sci, le 10 regole d’oro per vacanzein sicurezza

Al via la nuova stagione sportiva sugli sci, le 10 regole d’oro per vacanzein sicurezza

di Redazione

Roma. 18 Dicembre 2019 – Buona preparazione atletica, prudenza e buon senso. Questo il prezioso mix per chi pianificauna vacanzasulla neve.Sci, snowboard, pattinaggio sul ghiaccio, slittini e ciaspolate, sono passione e divertimento per grandi e piccini.Ma guai a prenderli alla leggera. Secondo quanto riferisce il Sistema Nazionale di Sorveglianza sugli Incidenti in Montagna (SIMON), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno si registrano oltre 30 mila incidenti sulle piste e di questi 1700 costringono a un ricovero in ospedale. Incidenti che, come confermano i dati, coinvolgono più gli uomini (55,4%) che le donne (44,5%)e nel 50% dei casi accadono entro i 30 anni di età, mentre i due terzi entro i 40 anni. E non è tutto. Se ben il 65% degli infortuni avvenga in condizioni di buona visibilità, quindi non imputabile a maltempo, solo il 10% è dovuto a scontri con altri sciatori, evidenziando che nella maggior parte dei casi gli incidenti sulla neve sono causati daperdita di controllo. L’incidenza degli infortuni sulla neve è strettamente legata a una serie di fattori che comprendono prima di tutto la condizione fisica della persona. Per sciare in sicurezza, infatti, è opportuno avere una buona preparazione atletica per allenare la muscolatura ad affrontare un gesto atletico importante che spesso viene praticato solo una settimana l’anno, in condizioni climatiche talvolta estreme. Nei mesi che precedono una vacanza sulla neve è fondamentale, quindi, impostare una ginnastica presciistica, meglio con un preparatore atletico, e gestire con prudenza le prime giornate, non forzando subito e riconoscendo i propri limiti fisici per dire ‘basta’ al momento giusto.

Quali sono gli infortuni più frequenti per chi pratica sport sulla neve? “Gli infortuni più frequenti – sottolinea Francesco Falez, presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia SIOT

riguardano gli arti inferiori soprattutto distorsioni del ginocchio, con associate lesioni legamentose che rappresentano uno dei traumi più frequenti conseguenti all’attività sciistica. Molto dipende anche dal tipo di sport praticato: se lo sci è uno sport che sollecita in modo particolare le articolazioni e, tra queste, soprattutto quelle degli arti inferiori, diversamente, lo snowboard salvaguarda relativamente meglio le ginocchia, esponendo a maggior rischio gli arti superiori, con maggior frequenza a carico della spalla, della mano e del polso. Questi traumi possono essere di gravità crescente, tali da ricorrere all’intervento dell’ortopedico e spesso ad un intervento chirurgico”. A confermarlo i dati Epicentro: nel 32,6% dei casi l’intervento di soccorso sulle piste è effettuato in seguito a distorsioni, di questi il 94% è a carico degli arti inferiori. Seguono poi le contusioni (26%), le fratture (14%), le ferite (9%) e le lussazioni (8%).Sono le donne i soggetti più interessati dalle distorsioni (43%), mentre negli uomini le differenti tipologie di lesione sembrano ripartirsi in maniera più equilibrata: le ferite riguardano il 12% dei maschi e il 5% circa delle femmine, le lussazioni l’11% degli uomini e il 4% delle donne.

Raccomandiamo a tutti prudenza e buon senso sulla neve – aggiunge Simone Ripanti, segretario SIOT – valutando con attenzione le condizioni metereologiche, l’affollamento sulle piste, la visibilità e le caratteristiche della neve, rispettando le più comuni regole degli impianti sciistici per rendere le discese sicure per se stessi e per gli altri. Dimostrare sempre un grande senso di responsabilità e anche un profondo rispetto per il proprio organismo. Ignorare, infatti, i segnali che il corpo invia quali stanchezza, dolori muscolari, sensazione di freddo o fame, espone a rischi inutili, spesso evitabili con una sosta o un’adeguata protezione. Il casco rimane un mezzo di prevenzione molto efficace nel ridurre il rischio di trauma cranico, per tale motivo sarebbe opportuno che fosse utilizzato da tutti gli sciatori, indipendentemente dall’età”.

In occasione dell’avvio della stagione sciistica, la SIOT lancia un vademecum per proteggersi dai rischisulla neve:

  1. Buona preparazione fisica: alcuni mesi prima delle vacanze in montagna è buona regola dedicarsi aun allenamento mirato per ridurre i rischi da infortunio

  2. Mai sottovalutare dolori e fastidi: prima di partire risolvere qualsiasi tipo di dolore, sono campanelli d’allarmeche possono alterare il controllo sul movimento e favorire l’instabilità

  3. Fare esercizi di riscaldamento prima delle discese: ricordarsi dell’importanza dello stretching, utile soprattutto per le articolazioni

  4. Prudenza, buon senso e responsabilità: comprendere i propri limiti, mai esagerare, fermandosi se necessario

  5. Valutare attentamente le condizioni metereologiche, visibilità e caratteristiche della neve: prima di ogni discesa è importante essere bene informati sulle previsioni meteoche in montagna cambiano repentinamente

  6. Prestare attenzione alla velocità: deve essere adeguata alla propria preparazione tecnica e fisica, alle condizioni generali del tempo e delle piste

  7. Rispettare le più comuni regole degli impianti sciistici: conoscere e rispettare la segnaletica sulle piste, effettuando soste e sorpassi, senza pericolo per sé e per gli altri

  8. Evitare di appesantirsi con pranzi e colazioni:non saltare mai la prima colazione, orientandosi verso un pranzo più leggero e equilibrato

  9. Procedere sempre in compagnia: evitare di restare isolati per poter avere la possibilità di aiuto in caso di necessità

  10. Utilizzare sempre il casco di protezione: evidenze scientifiche dimostrano come il casco sia un mezzo di prevenzione molto efficace nel ridurre il rischio di trauma cranico e ne raccomandiamo l’utilizzo per adulti e bambini

Ok all’emendamento che proroga la stabilizzazione dei precari del comparto sanitario

Ok all’emendamento che proroga la stabilizzazione dei precari del comparto sanitario

di Redazione

Roma 10 Dicembre 2019 – L’emendamento alla manovra economica a favore dei precari della sanità proposto dal ministro della Salute Roberto Speranza e depositato in commissione Bilancio al Senato prevede una proroga delle normative per la stabilizzazione dei precari del comparto sanità (personale medico, tecnico-professionale e infermieristico, dirigenziale e non del Servizio sanitario nazionale) fino al 31 dicembre 2022. ”Battersi contro la precarietà del lavoro è sempre giusto. Lo è ancora di più se si parla di persone che ogni giorno si prendono cura di noi”. Lo scrive su Facebook il Ministro della Salute, Roberto Speranza. “Su mia proposta – prosegue il ministro – è stato appena depositato un emendamento che, estendendo i termini della legge Madia per il comparto sanità, consentirà a moltissimi lavoratori di uscire finalmente dalla precarietà. È una scelta giusta che migliorerà la qualità delle loro vite e renderà il Servizio Sanitario Nazionale più forte, a vantaggio di tutti noi”, aggiunge Speranza. Il tutto, si legge nel testo dell’emendamento, “allo scopo di fronteggiare la grave carenza di personale e superare il precariato, nonché per garantire la continuità nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”. E’ previsto inoltre lo scorrimento delle graduatorie per l’assunzione anche di idonei non vincitori. Per superare il precariato si include anche chi ha maturato i 3 anni di anzianità fino al 30 giugno del 2019.

4 italiani su 10 non seguono correttamente le indicazioni per l’assunzione dei farmaci

4 italiani su 10 non seguono correttamente le indicazioni per l’assunzione dei farmaci

di Redazione

Roma. 10 Dicembre 2019 – Nasce da un’indagine sul campo l’iniziativa che vede uniti farmacisti e medici nel guidare il paziente affetto da malattie dell’apparato cardiocircolatorio – spesso anziano e politrattato – per ottenere il massimo dalle terapie. In Italia, infatti, siamo sempre più anziani e, anche a causa di uno stile di vita sedentario e di abitudini alimentari ‘disordinate’, una fetta abbastanza consistente della popolazione si trova a dover gestire vita natural durante una tra le tante patologie del sistema cardiovascolare, responsabili del 44 per cento di tutti i decessi nel nostro paese. Oggi fortunatamente la ricerca farmacologica ha trovato terapie efficaci, che consentono una vita lunga e piena… ma che fatica seguire le prescrizioni mediche! Emerge infatti da un’indagine svolta fra ottobre e novembre su 3.131 cittadini lombardi che solo 6 pazienti su 10 seguono correttamente le terapie fondamentali per lo scompenso cardiaco e per la fibrillazione atriale: due delle malattie cardiovascolari più insidiose per la salute del cuore. Si aggiunge poi un altro elemento di complicazione per i poveri pazienti: spesso una malattia causa l’insorgenza di altre complicazioni, quindi molti over 75 sono politrattati per diverse patologie concomitanti, e finiscono ad assumere da 3 a più di 5 farmaci al giorno.

L’indagine è stata condotta nell’ambito dell’iniziativa ‘Prendila a cuore’, il progetto congiunto di Associazione Lombarda fra titolari di farmacia e Fondazione Muralti, con la partnership scientifica del centro cardiologico Monzino e con il contributo incondizionato di Daiichi Sankyo. L’analisi dei dati è stata realizzata dalla professoressa Marina L.G. Alimento, aiuto referente UO scompenso, Cardiologia Clinica e Riabilitativa, Centro Cardiologico Monzino e dalla dottoressa Irene Mattavelli, data manager Unità Scompenso, Centro Cardiologico Monzino. Il campione è costituito da pazienti in cura con i farmaci definiti nuovi anticoagulanti orali (Noac) a seguito di una diagnosi di scompenso cardiaco, di fibrillazione atriale o di entrambe le patologie. Questi pazienti sono stati invitati dai propri farmacisti di fiducia – nelle farmacie aderenti all’iniziativa delle province di Milano, Lodi e Monza Brianza – a rispondere a un questionario volto proprio ad approfondire eventuali difficoltà nella gestione quotidiana della terapia anticoagulante, e quindi valutarne l’effettiva aderenza terapeutica.

Partnership Ge Healthcare e Affidea per imaging, digital solution e mezzi di contrasto

Partnership Ge Healthcare e Affidea per imaging, digital solution e mezzi di contrasto

di redazione

Milano. 10 Dicembre 2019 – General Electric Healthcare e Affidea, società europea leader nella diagnostica per immagini avanzata, nei servizi ambulatoriali e nella cura del cancro, hanno firmato un accordo pluriennale per l’installazione di tecnologie di imaging e soluzioni digitali nelle strutture Affidea. Nel dettaglio, GE Healthcare installerà oltre 200 nuove apparecchiature nella rete di centri Affidea in tutta Europa: l’accordo prevede la fornitura di 60 nuove risonanze magnetiche, 50 ecografi, 40 scanner TC e 30 sistemi radiografici nei prossimi 3 anni, oltre a un contratto di assistenza della durata di sei. Inoltre, Affidea amplia la sua collaborazione con GE Healthcare nella diagnostica farmaceutica in tutti i suoi Paesi, includendo un nuovo mezzo di contrasto di GE Healthcare utilizzato negli esami MRI.

Con questo accordo di collaborazione, Affidea e GE Healthcare mirano a completare l’attivazione di una funzionalità di interconnessione e network della dotazione strumentale di imaging diagnostico del gruppo europeo, basata sui dati, al fine di consentire la collaborazione tra i clinici, potenziare la sub-specializzazione e supportare la dirigenza per un miglioramento significativo delle decisioni operative, in tempo reale. Utilizzando la piattaforma di intelligence di GE Healthcare, Affidea implementerà hub di post-elaborazione di dati basati su PACS (Picture Archiving and Communication System) con le più recenti tecnologie e con capacità di analisi delle prestazioni, integrate con informazioni relative all’imaging diagnostico. GE Healthcare e Affidea combineranno inoltre le rispettive competenze in materia di formazione clinica e sviluppo della leadership nell’utilizzo di tecnologie digitali, per accelerare l’adozione delle migliori pratiche. In qualità di innovatori in prima linea nei campi della diagnostica e delle tecnologie digitali, sia GE Healthcare che Affidea si impegnano a continuare a sviluppare insieme soluzioni di workflow diagnostico, volte a supportare un’assistenza sanitaria basata sul valore e a promuovere la medicina di precisione lungo tutto il percorso assistenziale.

“Nell’era dell’assistenza sanitaria basata sui dati, il potenziale per avere un impatto positivo sull’esperienza dei pazienti e dei medici è impressionante – ha affermato Giuseppe Recchi, CEO di Affidea – Il nostro obiettivo è quello di supportare i medici e i nostri team operativi in modo da offrire dei benefici ai pazienti, utilizzando l’analisi dei dati come un nuovo modo di organizzare le cure e di migliorare la loro esperienza. Siamo molto felici di poter collaborare con GE Healthcare su questo importante progetto che accelererà l’offerta di servizi sanitari di precisione, basati sui dati”. “In qualità di società leader nella fornitura di dispositivi intelligenti per diagnostica e monitoraggio, siamo entusiasti di collaborare con Affidea per permettere un più ampio accesso alle ultime tecnologie di imaging e di Sanità digitale negli ospedali europei”, ha aggiunto Catherine Estrampes, presidente e CEO di GE Healthcare Europa.

Ipoglicemie Severe – Diabete Italia Onlus

Ipoglicemie Severe – Diabete Italia Onlus

Diabete Italia, che riunisce Associazioni Nazionali di Volontariato delle persone con diabete e Società Scientifiche che operano nella diabetologia, si è fatta promotrice di un incontro tra clinici, associazioni di pazienti e rappresentanti delle istituzioni per discutere delle “ipoglicemie severe” che rappresentano la complicanza acuta piú frequente e grave nel diabete di tipo 1 e nel tipo 2 insulino-trattato che si è tenuto oggi 9 dicembre a Bologna.

Stime parlano del 16% di persone insulino-trattate che fanno un accesso al pronto soccorso ogni anno per ipoglicemia.

I costi diretti per un episodio di ipoglicemia severa va da 1500,00 a 3000,00 euro. 

Questi costi non tengono conto dei costi indiretti (ore di lavoro, scuola perse, etc ) e del costo personale.

Hanno aperto i lavori la dott.ssa Kyriakoula Petropulacos (Direttore generale Emilia Romagna) e la dott.ssa Paola Pisanti (Consulente presso il Ministero della Salute per le Malattie Croniche)

Si è trattato di una consensus conference nella quale si sono confrontati i clinici (Paolo di Bartolo AMD, Marcello Baraldi SIMEU, Giulio Marchesini Reggiani SID, Gerardo Medea SIMG e Giuliana La Penna AMD), passando poi la parola alle Associazioni di persone con diabete (Giorgio Cesari AGDI, Marcello Grussu ANIAD, Stefano Nervo Diabete FORUM). 

Sono intervenuti inoltre Francesca Ulivi, giornalista e Daniela D’Onofrio di Portale Diabete. 

Il dibattito si è allargato ai rappresentanti delle Federazioni Regionali delle Associazioni di Volontariato.

Obiettivo del progetto é quello di aumentare la consapevolezza di quale sia l’impatto delle ipoglicemie severe nella vita del paziente e portarlo all’attenzione di clinici e istituzioni.

Ci si propone di elaborare per la prima volta un documento “sociale” che, con il supporto dei clinici, esplori i bisogni delle persone con diabete per il problema ipoglicemie e suggerisca le strategie per superare gli ostacoli e ridurre il costo economico ed umano delle ipoglicemie. 

 

 

 

Osservatorio Nazionale delle Buone Pratiche sulla sicurezza nella sanità

Osservatorio Nazionale delle Buone Pratiche sulla sicurezza nella sanità

di Redazione

Roma. 4 Dicembre 2019 – Alla fine del secondo anno si registra un aumento significativo dei controlli in Sanità, dai farmaci alle sale operatorie. E secondo Francesco Bevere, direttore generale di AGENAS e coordinatore dell’Osservatorio “continua a migliorare il sistema delle verifiche” È infatti triplicato anche il numero delle reazioni avverse ai farmaci segnalate come errore terapeutico, passando da 311 nel 2017 a 790 nel 2018 giunte all’AIFA. Cresce la diffusione dei sistemi di incident reporting: attualmente in 18 Regioni il 100 per cento delle aziende pubbliche lo implementa. E ancora migliora la codifica delle Schede di dimissioni ospedaliere (Sdo) per monitorare l’applicazione della check list di sala operatoria: nel 2017 nel 27 per cento delle SDO il campo non era compilato, nel 2018 soltanto il 14,5 per cento delle SDO.

“Chiude con un bilancio fortemente positivo il secondo anno di attività dell’Osservatorio Nazionale delle Buone Pratiche sulla sicurezza nella sanità, con risultati che registrano una grande e crescente partecipazione delle Regioni, abbinata al crescente miglioramento del livello di sicurezza delle cure”, conferma Francesco Bevere, al termine dell’ultima seduta plenaria. Grande attenzione durante la seduta è stata dedicata ai sistemi di monitoraggio e di segnalazione che registrano l’adesione di quasi tutte le Regioni ed un notevole incremento delle strutture che hanno partecipato ai monitoraggi. Basti pensare che nel 2018 sono state 20 le Regioni che hanno aderito al monitoraggio dell’implementazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute per la prevenzione degli eventi sentinella contro le 9 del 2017.

“È stato un anno di grande lavoro e di grande partecipazione dei Componenti dell’Osservatorio, che desidero ringraziare tutti, uno per uno: Ministero della Salute, ISS, AIFA, Regioni, Ordini professionali ed Esperti designati dal Ministro della Salute – conclude Bevere – e sono certo che dall’attività svolta emergeranno proposte concrete e innovative, in grado di superare le criticità rilevate nel corso dei lavori”. “L’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità sta dimostrando di essere la casa dove la leale collaborazione tra Stato e Regioni anche su questi temi assume concretezza, garantendo ai cittadini cure sempre più sicure. Ma c’è un ambito ancora poco esplorato su cui Agenas dovrebbe, attraverso l’Osservatorio, investire. Sono un chirurgo e conosco il valore dei corsi di addestramento e l’importanza delle tecniche di simulazione nei settori assistenziali di alta complessità clinico-organizzativa per innalzare il livello di sicurezza e abilità professionale degli operatori sanitari. Il futuro ci impone sfide sempre più impegnative e l’Osservatorio può fungere da apripista”, ha dichiarato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, a margine della seduta.