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Sarcoma osseo: intervento rivoluzionario a Torino

Sarcoma osseo

Affetta da una rarissima forma di sarcoma osseo una bambina di soli 9 anni potrà tornare a camminare. Le è stata ricostruita la caviglia grazie all’osso di un donatore e a un chiodo allungabile, che crescerà quindi con lei senza bisogno di essere più sostituito.

L’intervento, prima volta al mondo, è stato eseguito all’ospedale Regina Margherita di Torino in collaborazione con l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. La bambina, dopo i dovuti controlli ed esami, è stata da poco dimessa. Una volta ricevuta la diagnosi, e dopo aver effettuato la chemioterapia è stata sottoposta all’intervento di asportazione del tumore per salvarle la caviglia, ricostruita grazie a un osso omoplastico da donatore e l’inserimento di un chiodo allungabile. La particolarità dell’operazione sta nel fatto che il perno inserito per stabilizzare l’impianto farà sì che l’arto possa crescere nel tempo, fino alla completa maturazione scheletrica.

Dall’ospedale Regina Margherita di Torino spiegano l’assoluta novità della tecnica utilizzata per effettuare l’intervento sulla bambina. Sono 30 anni, che si sviluppano tecniche chirurgiche specifiche per lo scheletro infantile, facendo in modo di cercare di ridurre al minimo l’obbligo di amputazioni. Ci sono stati ottimi risultati grazie all’utilizzo della combinazione di tecniche ma quello che ancora non si è riusciti a capire è come evolvono gli impianti che sono stati utilizzati negli interventi. Ed è proprio per questo motivo che è indispensabile continuare la ricerca nella chirurgia del sarcoma osseo pediatrico e allo stesso tempo sarebbe opportuno avere una rete nazionale dei centri specialistici per valutare opzioni ricostruttive idoneo ad ogni singola operazione chirurgica.

Con lo scopo di sviluppare la ricerca, l’Ospedale Rizzoli, col supporto dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica, e ladesione della Città della Salute di Torino a cui appartengono l’ospedale infantile Regina Margherita, l’ospedale Mayer e il CTO di Firenze e l’Istituto Gaetano Pini di Milano.

Stefano Sermonti

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