L’infezione da HIV: l’epidemia silente di cui non si parla abbastanza
RAZIONALE
La cura dell’HIV ha ormai trasformato la malattia, da patologia a prognosi infausta a patologia cronica con sopravvivenza equivalente a quella della popolazione generale. In Italia si stimano esserci oggi circa 140.000 che convivono con la infezione. Nonostante i grandi passi in avanti compiuti attraverso la ricerca di nuove terapie e nonostante l’impegno richiesto a tutti i Paesi in termini di prevenzione, l’infezione non si è fermata ma continua a circolare. I dati dell’ISS indicano che i nuovi casi (2.349 nel 2024) non siano semplicemente legati alle cosiddette special population (es° LGBT), ma emergano in categorie eterosessuali (oltre il 47% dei nuovi casi) nella fascia di età compresa tra i 40 e i 49 anni (mediana 42 anni).
Le criticità attuali legate all’infezione da HIV restano molteplici; ci sono problemi: di attenzione alla prevenzione e di scarsa percezione da parte sia dei cittadini sia delle istituzioni del peso della malattia; di aderenza alla terapia da parte del paziente infetto; di qualità di vita; dovuti allo stigma ancora molto presente.
Negli ultimi anni molta attenzione si è posta in ambito prevenzione sulla cosiddetta PrEP (acronimo di Profilassi Pre-Esposizione) che consiste nell’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di un soggetto non infetto ma che abbia comportamenti a rischio, prima di esporsi al rischio di contagio. Ma ad oggi pur essendo considerata un passaggio fondamentale per la lotta alla diffusione del Virus, è ancora solo parzialmente praticata nonostante diversi studi clinici abbiano dimostrato che sia molto efficace (riduzione del rischio di infezione vicina al 90%).
Come per ogni patologia trasmissibile e per ogni patologia cronicizzata, l’aderenza alla terapia resta un bisogno fondamentale per questi cittadini ed un punto chiave per fermare il diffondersi dell’infezione e l’insorgere di complicanze. La ricerca si è mossa per dare risposte in questo senso creando nuove formulazioni terapeutiche in grado di garantire con poche somministrazioni durante l’anno coperture pressoché assolute. Le terapie long acting oggi disponibili sono infatti in grado di garantire bassa probabilità di interruzione della cura consentendo concretamente di aiutare a superare lo stigma.
Ma come per ogni importante innovazione su cui è necessario investire, per consentire un rapido accesso a queste nuove terapie, risulta fondamentale strutturare nuovi modelli organizzativi nella dinamica ospedale-territorio che ne facilitino la piena fruibilità, seppure in un contesto assai complesso di carenza di personale dedicato.
In una regione da sempre virtuosa, come la Regione Veneto, in termini di percorsi di prevenzione e cura, Motore Sanità vuole riunire tutti gli attori della filiera per riportare fortemente l’attenzione su questa epidemia silente e sull’importanza di riorganizzare i percorsi di cura a fronte delle opportunità che l’innovazione ha prodotto.


