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Invito stampa

Comunicato stampa

Documento di sintesi

Rassegna stampa

 

SLIDES

– Carlo Descovich, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Governo Clinico, AUSL Bologna

– Alberto Rocca, Direttore Unità Operativa di Pneumologia, Ospedale Bellaria, Bologna

– Matteo Siena, Medico di Medicina Generale, Bologna

Franco Miola, Medico di Medicina Generale di Copparo, Ferrara

– Achille Gallina Toschi, Presidente Federfarma Emilia Romagna

– Carmine Pinto, Direttore Dipartimento Oncologico e Tecnologie Avanzate, IRCSS Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia, Reggio Emilia

– Loredana Pau, Consigliera e Responsabile delle relazioni con le Associazioni di Europa Donna Italia

Luigi Cavanna, Direttore Dipartimento di Oncologia-Ematologia AUSL Piacenza – Direttore di UOC di Oncologia Medica, ASL Piacenza

Antonio Frassoldati, Direttore Dipartimento Oncologia Clinica, AOU Ferrara

– Francesco Merli, Direttore Struttura Complessa di Ematologia, IRCSS Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia, Reggio Emilia

Claudio Zamagni, Direttore SSD Oncologia Medica, Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna

– Elisabetta Vercesi, Coordinatore Area Ricerche, Bollini Rosa e Bollini RosaArgento, Fondazione ONDA

– Massimo Annicchiarico, Direttore Generale AUSL Modena

 

Il tema dell’assistenza alla cronicità si lega inevitabilmente a quello dell’invecchiamento della popolazione, essendo il paziente di riferimento spesso una persona, per lo più anziana, affetta da più patologie croniche incidenti contemporaneamente (comorbidità o multimorbidità), le cui esigenze assistenziali sono determinate non solo da fattori legati alle condizioni cliniche, ma anche ad altri determinanti (status socio-familiare, ambientale, accessibilità alle cure, ecc.).
Risulta che circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale sia oggi speso per la gestione delle malattie croniche. Il dato diviene ancora più preoccupante alla luce delle più recenti proiezioni epidemiologiche, secondo cui nel 2020 esse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo.
Entro il 2060 si prevede che il numero di Europei con età superiore a 65 anni aumenti da 88 a 152 milioni, con una popolazione anziana doppia di quella sotto i 15 anni. L’aspettativa di vita alla nascita risulta maggiore nei Paesi con PIL maggiore. Spagna, Italia e Francia si attestano ai primi posti per longevità. L’Europa rispecchia la maggior vita media delle donne (82,22 anni) in confronto di quella maschile (76,11 anni). In un futuro ormai prossimo, nel 2032, secondo le proiezioni ISTAT, la quota di anziani over65 sul totale della popolazione dovrebbe raggiungere il 27,6%, con circa 17.600.000 anziani in valore assoluto.
I dati indicano quindi come all’avanzare dell’età le malattie croniche diventino la principale causa di morbilità, disabilità e mortalità, e gran parte delle cure e dell’assistenza si concentra negli ultimi anni di vita. Invecchiamento, cronicità e disabilità, che spesso si associano a più complessive situazioni di esclusione sociale, comportano la definizione di un nuovo modello di risposta alla domanda di assistenza, che renda il sistema più prossimo ai cittadini e ai loro bisogni.

Questi fattori impongono, pertanto, la definizione di strategie di assistenza coordinate ed integrate con azioni e prestazioni di natura socio-assistenziale.
All’interno di questo quadro sociale ed epidemiologico,sempre di più il cancro sta diventando una patologia cronica. Contribuiscono a questa lenta trasformazione una organizzazione ambulatoriale e dei day hospital più rispettosa delle esigenze dei pazienti evitando lunghe attese in ospedale, terapie innovative orali o sottocutanee, ed una organizzazione in rete che coinvolge tutti gli attori del sistema, in primis i MMG. La cronicizzazione derivata dalle ultime terapie innovative, ove non solo viene prolungata la terapia del paziente con tempi ancora da determinarsi ma con una lenta ma costante migrazione dalla centralizzazione ospedaliera della cura all’home care, pone e porrà sfide riorganizzative della reti oncologiche imprescindibili dai nuovi quadri terapeutici. I PDTA si dovranno così incrociare con piani assistenziali il cui follow up programmato, il controllo domiciliare e l’apporto sempre più importante della medicina territoriale renderà fattivo e reale il mitico rapporto ospedale e territorio, spesso osannato ma talora attuato con difficoltà.

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