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La tematica delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) viene affrontata in Italia da oltre trent’anni, ma rappresenta ancora oggi uno dei maggiori problemi per la Sanità pubblica. Inizialmente individuate solo come di origine ospedaliera o “nosocomiale” sono da sempre oggetto di attenzione per l’impatto clinico, sanitario ed economico che determinano sull’assistenza. Le ICA, presenti sì negli ambienti ospedalieri ma anche nei luoghi di ricovero socio assistenziali, di assistenza distrettuale e domiciliare, rappresentano una sfida terapeutica cruciale data inoltre la crescente resistenza di alcuni batteri all’antibioticoterapia anche in conseguenza di un uso non appropriato della medesima.
Sebbene i dati epidemiologici nazionali rivelino un tasso di prevalenza di ICA nel nostro Paese in linea con i valori europei, tuttavia questi sono spesso ottenuti da indagini a valenza nazionale con adesione su base volontaria, che comportano spesso la selezione delle realtà più virtuose ed attente al problema, con tassi di infezioni più bassi ed una conseguente sottostima del valore nazionale. Come segnalato dall’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), l’Italia è uno degli Stati membri che maggiormente si distingue per la circolazione di microrganismi multiresistenti, dovuta sia all’incontrollato uso di antibiotici nel campo della salute umana ed animale, sia all’incompleta applicazione di misure efficaci per interrompere la trasmissione di infezioni.