Le poliartriti sono un gruppo di malattie reumatiche infiammatorie croniche che comprendono l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e le spondiliti.

È su queste malattie, la cui causa è ignota, ma la cui evoluzione può essere invalidante, che si confrontano esperti e politici, per ragionare sulle modalità cliniche oggi più efficaci e sostenibili per meglio curare i pazienti con poliartrite.

Sono indispensabili a tal fine i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA), che rappresentano un modo condiviso di gestione complessiva del malato. E poi: qual è il rapporto tra l’Università con il campo della formazione e dell’innovazione nel trattamento delle poliartriti? Questo è un secondo aspetto che viene trattato nel corso del workshop.

Gli esperti si interrogano altresì sulla ricerca e il futuro di queste malattie, a partire dalle cause, dalle alterazioni immunologiche che generano e alla diversa risposta ai farmaci.

Le poliartriti, se non curate fin dal loro esordio, inducono alterazioni articolari irreversibili che determinano deformazioni e conseguente incapacità funzionale e riduzione della qualità della vita. Ogni età della vita può vedere l’insorgenza di queste patologie e le donne ne sono colpite in misura doppia degli uomini.

Solamente un trattamento con farmaci anti-reumatici convenzionali nelle fasi precoci di malattia può indurre remissione dell’infiammazione, dei sintomi e ridurre o arrestare l’evoluzione del danno articolare e la conseguente disabilità. Per la diagnosi all’esordio è necessario un invio precoce del malato al reumatologo da parte del medico di medicina generale. Questa integrazione è alla base anche della continuità assistenziale.

Per i pazienti resistenti alle terapie convenzionali, sono oggi disponibili i farmaci biotecnologi, introdotti nella pratica clinica da oltre 10 anni, che hanno dimostrato una significativa efficacia anche nei malati con malattia più aggressiva.