La rete dei grandi ospedali europei: Sociale.it

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18 giugno 2015

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Pubblicato 18 giugno 2015 | Da Riccardo Fanales

Dopo la Summer school 18/19/20 settembre ad Asiago, vi sarà il convegno “La rete dei grandi ospedali europei: modelli organizzativi ed esperienze a confronto”, giovedì 24, venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 presso l’Auditorium dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi Largo Brambilla, 3, Firenze

Si tratta di tre giorni di lavori che metteranno a confronto alcuni modelli del sistema salute europei, e non solo, per comprendere quali possano essere i percorsi e le strategie migliori per garantire un sistema sanitario efficiente e sostenibile, in grado di fare fronte alla sempre più crescente domanda di salute da parte dei cittadini.

La Rete dei Grandi Ospedali Europei – Programma

EXPO 2015: NUTRIRE, POTENZIARE, CURARE. IL FUTURO DELLA SALUTE MENTALE.

 

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EXPO 2015: NUTRIRE, POTENZIARE, CURARE.

IL FUTURO DELLA SALUTE MENTALE

MILANO, 19 E 20 GIUGNO 2015

Entro il 2020 i disturbi mentali saranno le patologie più invalidanti.  Se curare è stato il paradigma centrale della medicina e della psichiatria negli anni passati, per l’oggi e per il futuro questo concetto non potrà più reggersi da solo.Servono nuovi ingredienti di prevenzione che possano garantire un miglioramento dello stato di benessere e di efficienza di tutti noi, oltre ad una riduzione dei costi della sanità che non potrà contare su risorse illimitate.

Nutrire, Potenziare, Curare

Questi tre concetti sono quelli che sosteranno la cura e la prevenzione dei disturbi mentali e che daranno una marcia in più a chi vuole raggiungere l’obiettivo di essere in forma mentalmente.A questi si dovranno aggiungere nuovi criteri di cura: integrando i protocolli “evidence based” e quelli “sartoriali”, ovvero basati sulle esigenze del singolo.

Nutrire

Siamo quello che mangiamo, anche mentalmente. Dieta mediterranea (in grado di prevenire la depressione) ed assunzione massiccia di Omega 3 (che proteggono il cervello) sono due esempi di come l’alimentazione sia fondamentale per la salute mentale.

Potenziare

Mantenere la mente attiva ed in forma è una delle garanzie più valide nella prevenzione dei disturbi psichici.Potenziare significa anche creare una rete di relazioni sana e costruttiva per mirare ad un benessere diffuso socialmente.

Curare

Approfondire gli studi sulle cause biologiche e psicologiche che favoriscono i disturbi mentali, terapie mirate sul singolo e basate su criteri scientifici potranno favorire un sistema sanitario sostenibile in grado di affrontare le problematiche legate ai problemi psichici.

Venerdì 19 giugno. Tavole rotonde.

Prima giornata: Giampaolo Perna, Presidente del comitato scientifico.

Tavole rotonde con: Emilio Sacchetti, Claudio Mencacci, Silvio Scarone, Giovanni Biggio, Mauro Percudani, Aristide Saggino.

Sabato 20 giugno. Lezioni magistrali.

Giampaolo Perna, Presidente del comitato scientifico.

Lezioni magistrali di: Mario Maj, Charles Nemeroff, Glen O Gabbard, Daniel Weinberger, Carlo Altamura, Laura Bellodi.

Ufficio stampa Motore Sanità

Alessandro Agostinelli +39 327 8950395

 

CS TELEMEDICINA I PROGETTI IN REGIONE LOMBARDIA E PROPOSTE PER UNA SANITA’ DIGITALIZZATA

TELEMEDICINA

● Il telemonitoraggio domiciliare: progetto CReG di gestione dei malati cronici

L’esperienza lombarda di telemonitoraggio domiciliare si inserisce nel più ampio progetto CReG di gestione dei malati cronici. I 100 pazienti che hanno accettato di aderire alla sperimentazione si sono dichiarati soddisfatti.

I risultati positivi della sperimentazione CReG sono stati più volte evidenziati dalla direzione generale salute della Regione Lombardia, in particolare il miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti e di conseguenza la riduzione dei ricoveri ospedalieri e degli accessi al pronto soccorso.

«La sperimentazione, in termini di assistenza ai malati cronici – spiega Fiorenzo Corti, responsabile Comunicazione nazionale Fimmg – è stata tesa a privilegiare lo spostamento delle informazioni più che delle persone, garantendo un monitoraggio delle condizioni cliniche del paziente al proprio domicilio, sotto lo stretto controllo del proprio medico di famiglia».

La Telemedicina nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale

Regione Lombardia ha promosso negli ultimi anni diversi progetti di ricerca e percorsi terapeutici, oltre a ripetute campagne informative per ridurre il cosiddetto “ritardo evitabile” nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale, portando in 6 anni dall’11.8% al 75% i malati trattati sui potenzialmente curabili, grazie all’ottimizzazione della rete ospedaliera di offerta.

«L’ultima frontiera, per arrivare al 100% della copertura terapeutica, è rappresentata dalla telemedicina, lo strumento più avanzato in grado di portare il trattamento a coprire tutto il territorio in tempi ultraveloci senza spostare l’ammalato – spiega Mario Guidotti, Direttore del Dipartimento Area medica dell’Unità operativa complessa di Neurologia dell’Ospedale Valduce -. Il risparmio di tempo si trasforma in ricavo di cervello perché nell’ictus ogni secondo guadagnato rappresenta milioni di cellule salvate, sintetizzabile nello slogan “il tempo è cervello”». Secondo gli esperti l’ictus cerebrale o stroke è in Italia la terza causa di morte dopo l’infarto miocardico e le neoplasie, riconducendosi ad esso 10-12% di tutti i decessi. Rappresenta inoltre la prima causa di invalidità permanente. «Negli ultimi dieci anni la prognosi dell’ictus è decisamente migliorata grazie alla diffusione delle Stroke Unit, unità di cura semi-intensive, ed all’implementazione della terapia fibrinolitica –conclude Guidotti -. Il limite di quest’ultima è tuttavia il tempo, perché la stessa è tanto più efficace quanto prima somministrata, e comunque non oltre le 4 ore e mezza dall’inizio dei sintomi».

● Il progetto integrato domiciliare “Hospital at home” dell’Asl di Monza e Brianza

Le cure domiciliari rappresentano un ambito in continuo sviluppo ed evoluzione e permettono di rispondere in maniera sempre più mirata ed integrata ad un bisogno crescente, in particolare della popolazione anziana, e al costante aumento delle condizioni di cronicità, fragilità, non

autosufficienza. L’ASL Monza Brianza effettua interventi a domicilio sia attraverso erogatori accreditati con il sistema ADI Voucher, che con il proprio personale del servizio cure domiciliari, secondo un modello di presa in carico denominato “long term Home care”.

Da anni, a seguito del protocollo di intesa sulle dimissioni protette stipulato tra tutte le strutture sanitarie pubbliche e private del territorio, i Medici di medicina generale, i pediatri e i Comuni, viene assicurata la continuità della cura al domicilio alle persone dimesse dall’ospedale. Nel corso del 2014 hanno beneficiato di questo percorso 1.264 persone.

All’interno di questo contesto, la ASL Monza e Brianza propone un progetto integrato di telemedicina domiciliare, in linea con le indicazioni ministeriali e regionali, che prevede un sistema di “Hospital at home”, ovvero un sistema web based che garantisce sia la continuità di cura in regime di deospedalizzazione protetta, sia il monitoraggio dei valori dei parametri fisiologici e l’ossigenoterapia a domicilio, assicurando l’interazione tra gli operatori sanitari e i pazienti attraverso la videocomunicazione senza che debbano spostarsi presso le strutture ospedaliere e gli ambulatori.

«Il percorso che s’intende attivare – spiega Matteo Scocco, direttore generale Asl Monza e Brianza si basa sull’utilizzo di servizi sanitari on line quali telediagnosi e telesorveglianza dei parametri vitali, acquisiti attraverso un innovativo sistema in grado di monitorare da remoto le condizioni cliniche del paziente, permettendo al Medico di Medicina Generale, al medico responsabile dell’Assistenza Domiciliare Integrata–Cure Domiciliari (ADI CD) e all’infermiere “case manager” del distretto di avere un aggiornamento costante della situazione e di essere l’interfaccia con il paziente/famiglia».

Il progetto coinvolgerà 50 pazienti che abbiano le seguenti caratteristiche: persone, prevalentemente anziane, dimissibili dall’ospedale ma non in condizioni di poter essere adeguatamente assistite al proprio domicilio per la complessità del quadro clinico se non con un supporto tecnologico che ne permetta il monitoraggio continuo (H 24); persone, prevalentemente anziane e/o croniche, caratterizzate da una tendenza all’instabilità clinica, segnalate dal medico curante al fine di evitare accessi e ricoveri impropri; persone con esigenze di stretto follow-up in quanto portatrici di pluripatologie, tra cui scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronico-ostruttiva, diabete scompensato, instabilità emodinamica. Il progetto mira, oltre che al miglioramento della qualità della vita, anche alla riduzione dei costi dell’assistenza ospedaliera a lungo termine e delle ri-ospedalizzazioni.

Di seguito si esemplificano alcune categorie di soggetti cronici dell’ASL di Monza che potrebbero giovarsi dell’assistenza con telemedicina domiciliare (dati 2013): i soggetti di età superiore a 75 anni cardiovasculopatici con scompenso sono circa un migliaio, ciascuno di loro spende in media per ricoveri in un anno 6.650 euro e il costo ospedaliero in casi particolarmente complessi può raggiungere il picco di spesa di 85.000 euro; gli anziani cardiovasculopatici con broncopneumopatie croniche sono circa 2.400 e spendono annualmente in media quasi 2.000 euro per ricoveri, con picchi di oltre i 50.000 euro; i soggetti di ogni età, esenti per Sclerosi Laterale Amiotrofica, sono circa 70 ed hanno spesa media pro capite per ricoveri di 7.500 euro l’anno.

«Tra gli indicatori che saranno oggetto di valutazione e confronto – conclude Stocco – si annoverano l’incidenza di re-ospedalizzazioni, il numero accessi in Pronto Soccorso e servizi d’urgenza e la customer satisfaction».

Telepresenza grazie a robot intelligenti per la riabilitazione

La complessità richiesta di intervento per la riabilitazione post lesione del sistema nervoso centrale, in particolare post lesione cerebrale di origine vascolare o traumatica, implica precocità di presa in carico riabilitativa, condivisione dell’esperienza e delle competenze fra cure in acuto e riabilitazione, continuità di cura e specificità di intervento. Ne è convinto Franco Molteni, Direttore Unità operativa complessa di Medicina riabilitativa a Villa Beretta, Costa Masnaga

che spiega l’importanza della Telepresenza garantita con l’impiego di robot intelligenti per la riabilitazione.

«La contiguità fisica fra reparti per acuti e strutture dedicate alla riabilitazione (indicate per la complessità/intensità organizattiva della cura) può divenire superflua qualora si instauri un utilizzo costante dell’innovazione tecnologica nel campo delle telecomunicazioni. Robot mobili dotati dei più moderni sistemi di comunicazione video, di condivisone delle immagini neuroradiologiche all’interno delle strutture per acuti e di riabilitazione rendono la telepresenza un fatto e non un concetto, la collaborazione una costante e non un optional, la condisione collegiale dei saperi un servizio e non un auspicio».

Secondo l’esperto «la logica di cura rende così importante la centralità del paziente che abolisce la distanza spaziale e rende il timing ottimale nella interazione operativa fra chi accoglie il paziente nell’emergenza per la sopravvivenza e chi prosegue il percorso di cura per evitare l’emergenza di reinserimento non appropriato nel nucleo sociale di riferimento. Telepresenza grazie a robot intelligenti – conclude Franco Molteni – significa anche mantenimento della valenza umana del rapporto medico-paziente e del rapporto di fiducia che solo una tecnologia di servizio avanzato può garantire».

● Il progetto AREU Lombardia sul trasporto neonatale

Dal 2011 AREU Lombardia (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) partecipa al progetto regionale sul trasporto secondario materno e neonatale, che ha come obiettivi la riduzione dei tempi medi di trasferimento del neonato favorendo i trasporti in elicottero, l’implementazione del trasporto in utero e lo sviluppo di una cartella informatica condivisa in grado di dare tutte le informazioni sanitarie relative alla madre prima e al bambino poi.

«In questi anni sono stati così effettuati 429 casi di Trasporto materno assistito, in 167 casi le pazienti hanno subito partorito in un Centro con Terapia Intensiva Neonatale, e in 129 casi le pazienti sono rimaste ricoverate per diverse settimane – spiega il Dottor Alberto Zoli, Direttore generale AREU -. Nello stesso periodo di tempo sono stati effettuati 477 trasporti neonatali da Centri Spoke ad Hub di riferimento per neonati molto prematuri che presentavano importanti sofferenze perinatali o che avevano bisogno di interventi chirurgici per patologie cardiache o malformative. Quando i tempi di percorrenza sono lunghi come ad esempio in Valtellina, la possibilità di trasportare un neonato in una termoculla certificata per il trasporto in elicottero, ovvero la possibilità di far arrivare una donna gravida nel Centro di riferimento affinchè possa essere effettuato un parto in sicurezza, ha permesso un sicuro miglioramento delle cure prestate».

FIMMG: nuove modalità di presa in carico del paziente cronico

Da FIMMG la proposta arriva forte e chiara: è necessario tenere conto delle nuove modalità di presa in carico del paziente cronico e del rapporto tra ospedale e territorio e l’impatto sulle risorse sanitarie impiegate. Lo spiega Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale FIMMG.

«La tecnologia oggi consente di poter gestire molte, per non dire tutte, le maggiori patologie croniche, senza rendere necessari spostamenti da parte del malato e del medico, ciò che si rende necessario è una gestione dell’attività lavorativa che modernizzi senza snaturarla l’attività delle singole componenti professionali che oggi operano nel sistema pubblico».

In un sistema a risorse limitate oggi è facilmente dimostrabile come l’uso delle tecnologie di telemedicina, se portato “a sistema” e non solo confinato in nicchie di sperimentazione, consenta di razionalizzare e di ottimizzare sia le risorse economiche che quelle umane, potendo dare un contributo non indifferente in relazione a quegli obiettivi di appropriatezza ed aderenza terapeutica che sono delle problematiche sempre attuali nel campo della gestione delle patologie croniche.

«L’esperienza che si è svolta nel Lazio, nella ASL Roma D, inerente il telemonitoraggio dei pazienti diabetici – prosegue Bartoletti – oltre a dimostrare l’efficacia nel mantenere i valori di emoglobina glicata nel range di normalità, ha verificato sul campo quale siano le reali difficoltà

nell’approntare sul campo un sistema di monitoraggio che coinvolga nell’organizzazione dell’attività tutte le componenti di un sistema aziendale, dall’amministrazione alla medicina generale, alla difficoltà nel rendere “tariffabile” una prestazione “immateriale” come un “network” di telemonitoraggio domiciliare». «Per far sì che si esca dalle intenzioni – conclude vicesegretario nazionale FIMMG – è necessario a mio parere uno sforzo ideativo e progettuale che superi la logica compartimentale delle divisioni tra aree di competenza che ancora oggi caratterizza l’organizzazione del lavoro nell’ambito della sanità pubblica. Non c’e’ un malato “ da ospedale” od un malato da “territorio”, c’e’ piu’ semplicemente una persona che in alcune fasi della sua vita ha bisogno di una assistenza medica. In alcuni casi tale assistenza deve essere resa in Ospedale, in altri fuori».

PROPOSTE PER UNA SANITA’ DIGITALIZZATA

Regione Lombardia, fin dai primi anni del 2000 si è fatta promotrice e sostenitrice di progettualità che hanno avuto al centro l’utilizzo della tecnologia quale supporto di operatori e pazienti per la cura e gestione di alcune patologie.

«Attraverso una veloce carrellata delle progettualità gestite e cogestite nel corso degli anni – spiega Loredana Luzzi, Direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera “G. Salvini” si prospetta uno scenario futuro in cui l’utilizzo di strumenti di telemedicina, dal centro servizi ai dispositivi a distanza, diventa di uso quotidiano per medici e infermieri e amministrativi nella gestione efficace ed efficiente del paziente cronico consapevole e collaborante per una sanità migliore e sostenibile».

Eppure la Telemedicina, nonostante le sue potenzialità riconosciute a livello internazionale, non viene ancora utilizzata in maniera estesa nel nostro Paese. Così come è evidente il ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione.

«Tutti gli indicatori mettono in rilievo il grave ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione: dalle infrastrutture ai servizi, dalle competenze alla gestione degli open e big data e dell’internet of things – spiega Roberto Moriondo, rappresentante delle Regioni AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) -. Per porre rapidamente rimedio a questo elemento di freno alla crescita e alla competitività del nostro Paese il Governo ha recentemente presentato i due Piani Strategici per la Banda Ultra Larga e per la Crescita Digitale, mentre è di questi giorni l’annuncio di un Patto sulla Sanità Digitale».

Il tema è approdato anche in Parlamento, con un percorso in atto di modifica del comma r) dell’Articolo 117 della Costituzione, che norma in materia di podestà legislativa per il coordinamento dei sistemi statistici ed informatici, ed è in agenda la costituzione di una Commissione permanente, sempre sul digitale, in seno alla Conferenza delle Regioni.

«Sarebbe a questo punto riduttivo occuparsi unicamente di fascicolo sanitario elettronico oppure di ricetta elettronica – puntualizza Moriondo -, e non mettere in primo piano la telemedicina e la telediagnostica, ma più in generale non cogliere i benefici che il digitale può apportare ai percorsi di prevenzione e di cura e alla riorganizzazione complessiva del sistema sanitario».

La Dottoressa Maria Carla Gilardi dell’Università Milano Bicocca nel corso del workshop pone la sua attenzione sull’iniziativa del Ministero della Salute in materia di Sanità Elettronica, che ha portato alla predisposizione di Linee di Indirizzo nazionali sulla Telemedicina. Le Linee di indirizzo, risultato del lavoro di un Tavolo insediato in seno al Consiglio Superiore di Sanità, sono state approvate dalla Conferenza Stato–Regioni nel febbraio 2014.

«Il documento propone un modello di governance condivisa nelle iniziative di Telemedicina che ha l’obiettivo di armonizzare i modelli applicativi nell’erogazione e nella fruizione dei servizi a distanza in ambito sociosanitario – spiega Gilardi -. Nel contesto del documento viene, tra l’altro,

proposta una definizione di Telemedicina, una classificazione delle prestazioni erogate mediante servizi di Telemedicina (Telemedicina Specialistica, Telesalute, Teleassistenza), una descrizione delle caratteristiche e dei processi di attuazione. Il recepimento delle Linee di indirizzo da parte delle regioni e province Autonome, in base all’intesa stabilita dalla Conferenza Stato-Regioni, è valutato in sede di verifica annuale degli adempimenti regionali da parte del Comitato permanete di verifica dei Livelli Essenziali di Assistenziali (LEA)».

Ufficio stampa

Liliana Carbone 3472642114

Marco Biondi 3278920962

comunicazione@panaceascs.com

CS LA TELEMEDICINA NUOVI PROGETTI IN PIEMONTE

Protèus, il primo programma di screening per la diagnosi dei tumori, “La Neurochirurgia Km zero” per ridurre le liste di attesa per visite ambulatoriali e la Rete Organizzativa Diagnostica e Terapeutica per ridurre la mortalità dell’infarto miocardico acuto sono i tre progetti piemontesi che sono presentati il 2 marzo 2015 in occasione del workshop “Telemedicina. Salute in rete o buoni propositi”, organizzato da Motore Sanità Tech a Milano, a Palazzo Pirelli, con il patrocinio di Regione Lombardia, Federsanità Anci, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e di FederAnziani Senior Italia.

Dalla Regione Piemonte nasce un’esperienza unica al mondo per la diagnosi precoce delle malattie oncologiche, Protèus, il primo programma di screening al mondo che utilizza tecniche di imaging avanzate per la diagnosi dei tumori.

Il programma prevede come test di prevenzione la mammografia con tomosintesi e la colonoscopia virtuale, entrambi esami interamente digitali. L’interpretazione dei test è potenziato da un sistema intelligente di diagnosi assistita dal computer (CAD) che consente di identificare tumori sempre più piccoli.

Il progetto Protèus utilizza la telediagnosi come modello organizzativo. Esami eseguiti in diversi presidi ospedalieri sono inviati al centro di screening, e da lì ridistribuiti nei servizi radiologici dove sono disponibili radiologi.

L’impiego del modello organizzativo di telediagnosi è vantaggioso per questi motivi: a) favorisce l’adesione dei soggetti invitati allo screening grazie ad una disponibilità sul territorio di centri radiologici in grado di eseguire gli esami; b) riduce i tempi di elaborazione degli esami usufruendo di una piattaforma informatica con potenti capacità di calcolo; c) garantisce un’elevata qualità di lettura degli esami, utilizzando solo radiologi dedicati e con esperienza certificata; d) consente la costruzione di una banca dati contenente tutte le informazioni relative all’anagrafica e alle indagini eseguite nell’ambito del programma di prevenzione.

La Banca Dati dello screening cresce giorno per giorno permettendo ai sistemi CAD di migliorare la capacità di identificare sempre prima i precursori dei tumori. Radiologo+CAD (uomo+macchina) potrebbe rappresentare la nuova arma per la prevenzione.

«Il progetto trova la sua naturale collocazione nella Regione Piemonte in quanto in essa è presente il know how scientifico e tecnologico necessario per l’implementazione di strategie di screening in telediagnosi – spiega il Professor Daniele Regge, Direttore di Radiodiagnostica presso l’Istituto di Candiolo –. Infatti, in Piemonte vi è la contemporanea presenza di centri d’eccellenza per la metodiche radiologiche; di un’infrastruttura informatica a larga banda idonea al trasferimento dei dati sviluppata dal CSI Piemonte; di un Centro di Prevenzione Oncologica che da tempo si occupa di coordinare l’attività di prevenzione sul territorio regionale, e di un’azienda Torinese, l’im3D, che ha sviluppato un sistema molto preciso per la diagnosi dei tumori del colon e della mammella. Ogni anno nell’ambito del progetto sono effettuati circa 50.000 mammografie in 7 centri distribuiti sul territorio piemontese».

La Neurochirurgia Km zero è un servizio mirato ai medici curanti ed è nato per fornire indicazioni e informazioni utili all’identificazione (triage) degli utenti che realmente necessitino di una consulenza neurochirurgica appropriata. In tal modo si riducono i tempi di attesa per una visita ambulatoriale presso il servizio dell’ospedale CTO e si indirizzano gli utenti che non richiedano un’attenzione neurochirurgica ad altre sedi.

Ma non solo: con questo servizio si riduce l’inappropriatezza delle prime visite (deducibile dalla percentuale di interventi effettuati in pazienti con accesso ambulatoriale); si incrementa la soddisfazione del paziente (riduzione del numero dei reclami all’URP legati alla lista di attesa) e si fornisce al Medico curante un supporto specialistico puntuale che lo aiuti nella scelta diagnostico-terapeutica fin dall’inizio.

Nel 2011 le prime visite ambulatoriali totali presso il servizio del CTO sono state 1.200 mentre i pazienti operati provenienti dall’ambulatorio suddivisi per specialità sono stati così suddivisi: interventi ordinari effettuati pari a 560; numeri di interventi in elezione e in urgenza pari a 820 e numero di interventi provenienti da ambulatorio pari a 66. La percentuale degli interventi effettuati di pazienti con accesso ambulatoriale è stato il 12% con giorni di attesa pari a 142.

«Dallo studio è emerso che dei 20 pazienti visitati giornalmente, solo 1-2 sono candidati ad un intervento chirurgico, registrando una prima lunga attesa inutile con sovraccarico a scapito di pazienti che realmente necessitano di cure specialistiche e che si devono pertanto rivolgere a canali preferenziali (pronto soccorso, visite private)» puntualizza il Dottor Giuliano Faccani. «La Neurochirurgia Km zero mira a non appesantire le strutture tecnologiche (reti, server) ma basando il sistema su tecnologie e servizi in larga parte già in possesso dei medici di medicina generale (terminali cellulari, servizi web e di posta elettronica); mira a fare uso di infrastrutture regionali già in esercizio o di prossimo avvio (rete regionale immagini diagnostiche, fascicolo sanitario personalizzato); a dotare l’ambiente specialistico di apparati per la comunicazione mobile (smart Phone commerciali), in aggiunta agli apparati telematici disponibili, per un teleconsulto anche in mobilità; ad attivare processi automatici di registrazione vocale e di archiviazione alla fine della conversazione e mira a consentire la condivisione fra medici di medicina generale e specialista di dati di supporto (esami e immagini in possesso del paziente o di immagini refertate già presenti in rete)».

Sul fronte del cuore, in particolare dell’infarto miocardico acuto, in Piemonte grandi risultati sono stati raggiunti grazie alla Rete organizzativa diagnostica e terapeutica.

«Negli ultimi 10-15 anni abbiamo ridotto la mortalità dell’infarto miocardico acuto raggiungendo il 3–4 % di mortalità intraospedaliera, mentre rimane molto alta la mortalità per pazienti non gestiti attraverso la rete dell’infarto – spiega Sebastiano Marra, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare S.C. di Cardiologia ospedaliera dell’Azienda ospedaliero universitaria di Torino -. Il miglioramento di questa mortalità è principalmente dovuta alla rete organizzativa diagnostica e terapeutica e non tanto all’evento angioplastica coronarica di per sé. La tempestività diagnostica che la rete garantisce, con successiva attivazione delle strutture recettive di Emodinamica, di Terapia Intensiva, permette di aumentare il numero dei pazienti trattati entro le prime 2 ore e di limitare al massimo i ritardi di invio, cercando di rimanere entro le 6 ore dall’esordio dei sintomi. Senza la rete – conclude il Dottor Marra – mancherebbero i presupposti di precocità diagnostica che permetta la tempestività terapeutica nel trattamento di una malattia in cui il tempo è direttamente proporzionale alla quantità di muscolo cardiaco che possa essere salvato con la tempistica di Angioplastica primaria».

Ufficio stampa

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Marco Biondi 3278920962

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CS Telemedicina 2 marzo 2015 Milano

La Telemedicina è la protagonista del primo workshop di respiro tecnologico organizzato da Motore Sanità che per l’occasione di fa “Tech”. L’appuntamento è a Milano, presso la Sala Pirelli di Palazzo Pirelli con “Telemedicina. Salute in rete o buoni propositi”. L’evento è patrocinato da Regione Lombardia, Federsanità Anci, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e di FederAnziani Senior Italia.

L’incontro con i maggiori rappresentanti della Sanità italiana e lombarda vuole essere un momento di confronto per delineare progetti e prospettive attorno ad una grande opportunità per il Sistema Sanitario Nazionale – la Telemedicina – per garantire una sempre migliore assistenza e cura ai cittadini bisognosi.

Dalla Regione Lombardia – con il progetto CReG di gestione dei malati cronici; il progetto integrato di telemedicina domiciliare “Hospital at home” proposto dall’Asl Monza Brianza; la telepresenza con l’impiego di robot intelligenti per la riabilitazione; il progetto AREU Lombardia sul trasporto neonatale, all’applicazione della Telemedicina nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale, fino alla proposta di FIMMG circa nuove modalità di presa in carico del paziente cronico – alla Regione Piemonte con Protèus, il primo programma piemontese di screening al mondo che utilizza tecniche di imaging avanzate per la diagnosi dei tumori, al teleconsulto in urgenza per i traumi cranici e lo Stroke in ospedali periferici, alla “Neurochirurgia Km zero.

«L’utilizzo di tecniche e strumenti di Telemedicina appare ormai indispensabile per sostenere nel campo dei sistemi sanitari più equità di accesso alle cure, continuità delle prestazioni e contenimento della spesa in considerazione della possibile razionalizzazione dei processi sociosanitari». E’ il commento del Vice Presidente della Regione Lombardia e Assessore alla Salute Mario Mantovani. «Regione Lombardia anche in questo campo da sempre si conferma modello di innovazione, avendo da anni investito in modelli sperimentali a livello domiciliare, in linea con gli altri Paesi europei. Anche il Libro Bianco per la riforma del sistema sociosanitario lombardo ha chiaramente indicato la necessità di individuare nuovi sistemi di cura orientati alla presa in carico proattiva, integrata e multidimensionale dei pazienti, soprattutto al fine di governare le problematiche relative all’invecchiamento della popolazione ed alla prevalenza delle malattie croniche sull’acuzie che si verificherà nei prossimi anni. La diffusione e l’implementazione di tutti gli strumenti legati all’information and and communication technology sarà certamente una delle strade privilegiate».

«Più che di telemedicina – prosegue Walter Bergamaschi, Direttore Generale della Salute di Regione Lombardia – vogliamo puntare sulla progettazione di modi innovativi di assistere soprattutto i pazienti cronici, che permettano loro di rimanere al proprio domicilio garantendone una migliore qualità della vita, allo stesso tempo permettano al sistema sanitario di risparmiare ospedalizzazioni inutili che sono le più costose».

Il Consigliere della Regione Lombardia Stefano Carugo spiega: «Sicuramente la Telemedicina è, e potrà essere, una risposta efficace per portare più salute a casa di quei pazienti, fragili, che spesso non riescono ad accedere ai servizi sociosanitari» «Inoltre la semplicità e i sempre più

nuovi device consentiranno, in modo professionale ed adeguato, di fare diagnosi e quindi successive terapie sempre più personalizzate. Il futuro è già presente. Dobbiamo venire sempre più incontro alle esigenze del territorio».

L’esperienza lombarda di telemonitoraggio domiciliare si inserisce nel più ampio progetto CReG di gestione dei malati cronici. I 100 pazienti che hanno accettato di aderire alla sperimentazione si sono dichiarati soddisfatti.

I risultati positivi della sperimentazione CReG sono stati più volte evidenziati dalla direzione generale salute della Regione Lombardia, in particolare il miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti e di conseguenza la riduzione dei ricoveri ospedalieri e degli accessi al pronto soccorso.

«La sperimentazione, in termini di assistenza ai malati cronici – spiega Fiorenzo Corti, responsabile Comunicazione nazionale Fimmg – è stata tesa a privilegiare lo spostamento delle informazioni più che delle persone, garantendo un monitoraggio delle condizioni cliniche del paziente al proprio domicilio, sotto lo stretto controllo del proprio medico di famiglia».

Regione Lombardia ha inoltre promosso negli ultimi anni diversi progetti di ricerca e percorsi terapeutici, oltre a ripetute campagne informative per ridurre il “ritardo evitabile” nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale, portando in 6 anni dall’11.8% al 75% i malati trattati sui potenzialmente curabili, grazie all’ottimizzazione della rete ospedaliera di offerta.

«L’ultima frontiera, per arrivare al 100% della copertura terapeutica, è rappresentata dalla telemedicina, lo strumento più avanzato in grado di portare il trattamento a coprire tutto il territorio in tempi ultraveloci senza spostare l’ammalato – spiega Mario Guidotti, Direttore del Dipartimento Area medica dell’Unità operativa complessa di Neurologia dell’Ospedale Valduce -. Il risparmio di tempo si trasforma in ricavo di cervello perché nell’ictus ogni secondo guadagnato rappresenta milioni di cellule salvate, sintetizzabile nello slogan “il tempo è cervello”».

La ASL Monza e Brianza propone un progetto integrato di telemedicina domiciliare, in linea con le indicazioni ministeriali e regionali, che prevede un sistema di “Hospital at home”, un sistema web based che garantisce sia la continuità di cura in regime di deospedalizzazione protetta, sia il monitoraggio dei valori dei parametri fisiologici e l’ossigenoterapia a domicilio, assicurando l’interazione tra gli operatori sanitari e i pazienti attraverso la videocomunicazione senza che debbano spostarsi presso le strutture ospedaliere e gli ambulatori. Il progetto coinvolgerà 50 pazienti. «Il percorso che s’intende attivare – spiega Matteo Scocco, direttore generale Asl Monza e Brianza si basa sull’utilizzo di servizi sanitari on line quali telediagnosi e telesorveglianza dei parametri vitali, acquisiti attraverso un innovativo sistema in grado di monitorare da remoto le condizioni cliniche del paziente, permettendo al Medico di Medicina Generale, al medico responsabile dell’Assistenza Domiciliare Integrata–Cure Domiciliari (ADI CD) e all’infermiere “case manager” del distretto di avere un aggiornamento costante della situazione e di essere l’interfaccia con il paziente/famiglia».

La complessità richiesta di intervento per la riabilitazione post lesione del sistema nervoso centrale, in particolare post lesione cerebrale di origine vascolare o traumatica, implica precocità di presa in carico riabilitativa, condivisione dell’esperienza e delle competenze fra cure in acuto e riabilitazione, continuità di cura e specificità di intervento. Ne è convinto Franco Molteni, Direttore Unità operativa complessa di Medicina riabilitativa a Villa Beretta, Costa Masnaga che spiega l’importanza della Telepresenza garantita con l’impiego di robot intelligenti per la riabilitazione. «La contiguità fisica fra reparti per acuti e strutture dedicate alla riabilitazione (indicate per la complessità/intensità organizattiva della cura) può divenire superflua qualora si instauri un utilizzo costante dell’innovazione tecnologica nel campo delle telecomunicazioni. Robot mobili dotati dei più moderni sistemi di comunicazione video, di condivisone delle immagini neuroradiologiche all’interno delle strutture per acuti e di riabilitazione rendono la telepresenza un

fatto e non un concetto, la collaborazione una costante e non un optional, la condisione collegiale dei saperi un servizio e non un auspicio».

Dal 2011 AREU Lombardia (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) partecipa al progetto regionale sul trasporto secondario materno e neonatale, che ha come obiettivi la riduzione dei tempi medi di trasferimento del neonato favorendo i trasporti in elicottero, l’implementazione del trasporto in utero e lo sviluppo di una cartella informatica condivisa in grado di dare tutte le informazioni sanitarie relative alla madre prima e al bambino poi. «In questi anni sono stati così effettuati 429 casi di Trasporto materno assistito, in 167 casi le pazienti hanno subito partorito in un Centro con Terapia Intensiva Neonatale, e in 129 casi le pazienti sono rimaste ricoverate per diverse settimane – spiega il Dottor Alberto Zoli, Direttore generale AREU -. Nello stesso periodo di tempo sono stati effettuati 477 trasporti neonatali da Centri Spoke ad Hub di riferimento per neonati molto prematuri che presentavano importanti sofferenze perinatali o che avevano bisogno di interventi chirurgici per patologie cardiache o malformative. Quando i tempi di percorrenza sono lunghi come ad esempio in Valtellina, la possibilità di trasportare un neonato in una termoculla certificata per il trasporto in elicottero, ovvero la possibilità di far arrivare una donna gravida nel Centro di riferimento affinchè possa essere effettuato un parto in sicurezza, ha permesso un sicuro miglioramento delle cure prestate».

Da FIMMG la proposta arriva forte e chiara: è necessario tenere conto delle nuove modalità di presa in carico del paziente cronico e del rapporto tra ospedale e territorio e l’impatto sulle risorse sanitarie impiegate. Lo spiega Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale FIMMG che ha presentato l’esperienza del telemonitoraggio dei pazienti diabetici nel Lazio, nella ASL Roma D. «Per far sì che si esca dalle intenzioni è necessario a mio parere uno sforzo ideativo e progettuale che superi la logica compartimentale delle divisioni tra aree di competenza che ancora oggi caratterizza l’organizzazione del lavoro nell’ambito della sanità pubblica. Non c’e’ un malato “da ospedale” o un malato da “territorio”, c’e’ piu’ semplicemente una persona che in alcune fasi della sua vita ha bisogno di una assistenza medica. In alcuni casi tale assistenza deve essere resa in Ospedale, in altri fuori».

Infine, il progetto Doctor Plus “A randomized clinical trial on home telemonitoring for the management of metabolic and cardiovascular risk in individuals with type 2 diabetesè lo studio randomizzato, aperto, multicentrico che è stato condotto con oltre 40 medici di medicina generale e 302 pazienti diabetici per un periodo di osservazione di 18 mesi. E’ stato presentato da Sergio Leotta, consigliere nazionale AMD, Direttore del dipartimento medico e delle specialità mediche dell’Asl di Roma B. Doctor Plus permette di: misurare a casa i propri valori clinici; trasmettere i risultati alla centrale Doctor Plus; aggiornare in tempo reale il medico di riferimento sulla situazione del paziente. Attualmente i paziente attivi presso l’ UOC di Diabetologia dell’Ospedale Sandro Pertini sono 189 pazienti arruolati con coinvolgimento degli Specialisti e il supporto di una Centrale di infermieri specializzati per la gestione del Triage e della Attività Educazionale.

Dal Friuli Venezia Giulia è proposto il modello di “Telemedicina nelle aree montane” ed è presentato da Luciano Flor, Direttore Generale dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento, che ha evidenziato i vantaggi di un modello “sostenibile” per le fasce di popolazione lontane dai poli strategici di cura e di assistenza.

«La diffusione della salute in rete ha reso protagonisti i cittadini che possono usufruire di numerosi servizi restando al proprio domicilio ed inoltre ci ha permesso di garantire servizi con continuità e qualità a domicilio del paziente, soprattutto integrando l’attività del medico di medicina generale e dell’assistenza domiciliare con specialisti dell’ospedale. Il progetto di telemedicina nelle aree montane ci garantisce altresì una presa in carico efficace per alcune fasce della popolazione e una continuità di assistenza efficace».

Proposte per una sanità digitalizzata

Regione Lombardia, fin dai primi anni del 2000 si è fatta promotrice e sostenitrice di progettualità che hanno avuto al centro l’utilizzo della tecnologia quale supporto di operatori e pazienti per la cura e gestione di alcune patologie.

«Attraverso una veloce carrellata delle progettualità gestite e cogestite nel corso degli anni – spiega Loredana Luzzi, Direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera “G. Salvini” si prospetta uno scenario futuro in cui l’utilizzo di strumenti di telemedicina, dal centro servizi ai dispositivi a distanza, diventa di uso quotidiano per medici e infermieri e amministrativi nella gestione efficace ed efficiente del paziente cronico consapevole e collaborante per una sanità migliore e sostenibile».

Eppure la Telemedicina, nonostante le sue potenzialità riconosciute a livello internazionale, non viene ancora utilizzata in maniera estesa nel nostro Paese. Così come è evidente il ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione.

«Tutti gli indicatori mettono in rilievo il grave ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione: dalle infrastrutture ai servizi, dalle competenze alla gestione degli open e big data e dell’internet of things – spiega Roberto Moriondo, rappresentante delle Regioni AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) -. Per porre rapidamente rimedio a questo elemento di freno alla crescita e alla competitività del nostro Paese il Governo ha recentemente presentato i due Piani Strategici per la Banda Ultra Larga e per la Crescita Digitale, mentre è di questi giorni l’annuncio di un Patto sulla Sanità Digitale».

Il tema è approdato anche in Parlamento, con un percorso in atto di modifica del comma r) dell’Articolo 117 della Costituzione, che norma in materia di podestà legislativa per il coordinamento dei sistemi statistici ed informatici, ed è in agenda la costituzione di una Commissione permanente, sempre sul digitale, in seno alla Conferenza delle Regioni.

«Sarebbe a questo punto riduttivo occuparsi unicamente di fascicolo sanitario elettronico oppure di ricetta elettronica – puntualizza Moriondo -, e non mettere in primo piano la telemedicina e la telediagnostica, ma più in generale non cogliere i benefici che il digitale può apportare ai percorsi di prevenzione e di cura e alla riorganizzazione complessiva del sistema sanitario».

La Dottoressa Maria Carla Gilardi dell’Università Milano Bicocca nel corso del workshop pone la sua attenzione sull’iniziativa del Ministero della Salute in materia di Sanità Elettronica, che ha portato alla predisposizione di Linee di Indirizzo nazionali sulla Telemedicina. Le Linee di indirizzo, risultato del lavoro di un Tavolo insediato in seno al Consiglio Superiore di Sanità, sono state approvate dalla Conferenza Stato–Regioni nel febbraio 2014.

«Il documento propone un modello di governance condivisa nelle iniziative di Telemedicina che ha l’obiettivo di armonizzare i modelli applicativi nell’erogazione e nella fruizione dei servizi a distanza in ambito sociosanitario – spiega Gilardi -. Nel contesto del documento viene, tra l’altro, proposta una definizione di Telemedicina, una classificazione delle prestazioni erogate mediante servizi di Telemedicina (Telemedicina Specialistica, Telesalute, Teleassistenza), una descrizione delle caratteristiche e dei processi di attuazione. Il recepimento delle Linee di indirizzo da parte delle regioni e province Autonome, in base all’intesa stabilita dalla Conferenza Stato-Regioni, è valutato in sede di verifica annuale degli adempimenti regionali da parte del Comitato permanete di verifica dei Livelli Essenziali di Assistenziali (LEA)».

Ufficio stampa

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Marco Biondi 3278920962

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Stati Generali della Sanità della Regione del Veneto

Comunicato Stampa

Aprono i lavori i vertici della Regione del Veneto. Tra i presenti Luca Pani, Direttore Generale AIFA

Tre giorni di confronto e di dibattito per parlare di “Stati Generali della Sanità della Regione del Veneto” insieme al Governatore Luca Zaia, l’Assessore alla Sanità Luca Coletto, l’Assessore ai Servizi Sociali Davide Bendinelli e al Direttore Generale per la Sanità Domenico Mantoan – sono in programma il 29, 30 e 31 Gennaio 2015 presso il Padiglione Giovanni Rama dell’Ospedale dell’Angelo (in via Paccagnella, 11) a Venezia Zelarino.

Durante gli Stati Generali della Sanità verranno analizzate e discusse le iniziative che in questi anni hanno perseguito l’armonizzazione delle crescenti esigenze di qualità dei servizi offerti alla popolazione con la sostenibilità economico-finanziaria del sistema, quali la riorganizzazione della rete ospedaliera in un modello Hub & Spoke basato su reti cliniche integrate e funzionali, le importanti novità metodologiche nell’ambito della verifica e del controllo della gestione economico-finanziaria delle Aziende e degli Istituti del SSR e il rafforzamento della filiera dell’assistenza territoriale.

Queste linee di intervento si affiancano allo sviluppo della rete degli screening, all’utilizzo della formazione, all’implementazione di strumenti di clinical governance a garanzia di qualità e sicurezza, alle attività di confronto e di coordinamento con le più avanzate realtà sanitarie dell’UE e alla decisa accelerazione dello sviluppo del sistema informativo sanitario integrato, tra le cui progettualità assume un ruolo di assoluto rilievo la realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico regionale.

Al Convegno saranno presenti prestigiosi rappresentanti delle Istituzioni e di associazioni professionali e di categoria, esponenti del mondo accademico e delle strutture aziendali e regionali che operano nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale.

Giovedì 29 Gennaio il titolo della tavola rotonda (ore 14,00-18,30) sarà la Programmazione sanitaria tra integrazione ospedale/territorio. Dopo i saluti degli Assessori Luca Coletto e Davide Bendinelli, i lavori verranno aperti da Domenico Mantoan.

Venerdì 30 Gennaio quattro tavole rotonde in programma (ore 9,00-18,30): Prevenzione in sanità: le novità vaccinali in ambito pediatrico e negli adulti; Rischio clinico; Valorizzazione delle risorse umane e Monitoraggio dei consumi dei farmaci, innovazione e Pdta.

Infine, sabato 31 Gennaio (ore 9,00-13,00) il tema sarà la sfida della sostenibilità. I lavori verranno aperti dal Governatore Luca Zaia. Sarà presente Luca Pani, Direttore Generale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA).

 

Focus su Epatiti. Come conciliare cronicità, cure innovative e budget

Nuovi farmaci. Assessore alla Salute Regione Lombardia Mantovani: «Prevediamo con l’arrivo delle nuove cure una spesa di circa 100 milioni di euro per i prossimi 18 mesi».

Stefano Carugo, Consigliere Regione Lombardia. «E’ indispensabile definire i percorsi diagnostico-terapeutici e di appropriatezza, per consentire ai nostri cittadini lombardi di poter disporre delle terapie innovative senza però avere il collasso del nostro sistema di Welfare».

Diversi milioni di persone in Europa hanno contratto l’Epatite B e l’Epatite C, che sono tra le principali cause di cancro al fegato e trapianto di fegato.

In occasione del Workshop dal titolo “La gestione della cronicità e l’eccellenza della cura: focus su epatiti”, in programma oggi a Palazzo Pirelli, in sala Pirelli, si è affrontato il tema dell’organizzazione a livello nazionale dei dati epidemiologici della malattia da epatiti ed in particolare dell’arrivo dei farmaci innovativi di terza generazione per la cura dell’epatite C. Inoltre sono stati trattati i temi principali della prevenzione e della diagnosi nella cura delle epatiti e dell’impatto sociale organizzativo ed economico delle stesse.

Il 5 dicembre scorso è stato commercializzato in Italia il Sofosbuvir, il primo di una nuova categoria di farmaci indicati nel trattamento della Epatite C. Altri farmaci sono già stati autorizzati da EMA (Agenzia europea per i medicinali) e saranno resi disponibili a breve, e altri sono attualmente in fase di sperimentazione. I nuovi farmaci presentano una efficacia superiore o sovrapponibile alle terapie già disponibili, ma sono sicuramente meglio tollerati e offrono pertanto una opportunità di cura per i pazienti che oggi non sono trattati o lo sono in modo inadeguato.

L’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) ha definito le categorie di pazienti che potranno essere immediatamente trattate; in questa prima fase del programma di rimborsabilità non tutti i pazienti

affetti da Epatite C verranno trattati, ma solo quelli per cui la terapia farmacologica risulta più urgente. Per i pazienti meno gravi è preferibile attendere le nuove opportunità di cura, che prevedono di associare contemporaneamente più di un farmaco innovativo, in quanto le associazioni danno migliori risposte. Questi pazienti verranno nel frattempo monitorati con attenzione per verificare l’andamento della malattia.

«Le ultime scoperte ci vengono in aiuto – ha spiegato l’Assessore alla Salute della Regione Lombardia Mario Mantovani -. Abbiamo un farmaco straordinario che, insieme ad altri farmaci, porta ad un superamento della malattia in oltre il 90% dei casi. Per Regione Lombardia e per l’Italia intera è ovviamente un prodotto importante. Come Regione ci stiamo già attivando in maniera tale da consentire che i casi prioritari, che saranno definiti da AIFA, vengano presi in considerazione. Sul piano economico abbiamo già lavorato: quest’anno abbiamo ottenuto un risparmio di circa 100 milioni sui medicinali che metteremo a disposizione per i primi18 mesi per il trattamento dei nuovi casi».

La Regione Lombardia ha individuato 23 centri, di cui 12 localizzati in provincia per dare la possiblità ai pazienti di accedere al trattamento. «Si tratta di ospedali con possibilità di trapianto e siti nei capoluoghi di provincia – ha proseguito l’Assessore Mantovani -. Questi ospedali già attualmente trattano pazienti particolarmente complessi e garantiscono la partecipazione a studi scientifici nazionali ed internazionali. Prevediamo con l’arrivo di queste cure una spesa di non meno di 100 milioni di euro per i prossimi 18 mesi. Per fortuna partiamo con 100 milioni di risparmio sui farmaci attuati nell’ultimo anno».

Sulla professionalità dei medici lombardi Mantovani ha concluso: «E’ molto elevato il valore dei nostri professionisti che lavorano in Lombardia su queste patologie e molti nostri ricercatori sono in diretto contatto con AIFA che ha il compito di valutare i farmaci e di stabilire i criteri di accesso per i pazienti».

E proprio sui criteri di accesso si è soffermato Giancarlo Spinzi, Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia dell’Ospedale Valduce di Como. «Sofosbuvir è un farmaco di notevole importanza con il quale possono essere curati pazienti che non hanno risposto a precedenti trattamenti e anche pazienti mai trattati. Il grande problema di questi farmaci è il loro costo che non tutti i sistemi sanitari possono sostenere. Si tratta in ogni caso di rendere l’accesso il più garantito possibile a tutti i pazienti attraverso dei precisi criteri. Tali criteri di accesso devono essere rigidi sia per trattare quei pazienti effettivamente bisognosi, sia per allargare le possibilità a tutti gli ospedali con know-how di curare i pazienti con epatiti. Il controllo di tali criteri da parte della Regione Lombardia permetterà di evitare di sperperare le risorse».

La Dottoressa Tiziana Quirino, Direttore della Struttura Complessa di Malattie infettive dell’Ospedale di Busto Arsizio (Va) ha snocciolato i dati.

«La prevalenza dell’infezione in Italia è differente in relazione alle aree territoriale, in particolare presenta un gradiente di incremento fra Nord e Sud (2 – < 4% nel Nord, 4 – < 6% nel Centro, ≥ 8% nel Sud). Negli anni l’epidemiologia è variata. Dagli anni ’90, quando l’identificazione del virus ha permesso il controllo del sangue con efficaci test di screening, sono praticamente scomparse le infezioni conseguenti a trasfusioni. Lo stesso dato è applicabile alle infezioni acquisite attraverso procedure mediche. Sempre dagli anni ’90 ad oggi sono diminuite le infezioni acquisite per tossicodipendenza in relazione al minor utilizzo di sostanze stupefacenti per via endovenosa. Resta stabile il dato di infezione per via sessuale. Il rischio di trasmissione in gravidanza è circa del 4%; circa un terzo delle trasmissioni avvengono in utero. Nei pazienti con infezione da Hiv spesso è presente anche epatopatia cronica da Hcv; attualmente circa il 30% dei pazienti con infezione da Hiv presenta coinfezione da Hcv».

Sul costo della malattia Francesco Saverio Mennini dell’Università di Torvergata di Roma ha anticipato: «Un recente studio ha sistematizzato le informazioni epidemiologiche ed economiche disponibili per il nostro paese e stimato il peso economico annuo sostenuto dalla società italiana (costi diretti sanitari e costi indiretti) per il monitoraggio, il trattamento e la gestione dei pazienti con infezione cronica da Hcv. Tale modello epidemiologico ha consentito di stabilire che il numero

di pazienti prevalenti con diagnosi di patologie Hcv-indotte nel nostro paese dovrebbe corrispondere a 299.195 individui (pazienti trattati ed in osservazione al 2013). Inoltre lo studio ha permesso di calcolare l’onere economico assorbito dalle patologie Hcv-indotte nel 2013, stimando un costo medio annuo di poco superiore ad 1,0 miliardo di euro. I costi diretti sanitari sostenuti dal sistema sanitario in Italia, nel 2013, per le patologie HVC-indotte sono pari a 407 milioni di euro, mentre i costi indiretti superano i 645 milioni di euro, gravando per circa il 61% sui costi totali. Per questo motivo è condivisibile la proposta di un piano pluriennale per trattare gradatamente tutti i malati di Epatite C, stanziando un budget adeguato dedicato alla patologia che nel medio-lungo periodo sia compensato dai benefici di riduzione dei costi sia diretti, per la cura dell’Hcv e delle patologie Hcv-correlate, che indiretti (perdita di produttività e morte prematura)».

I nuovi farmaci ad azione diretta per il trattamento dell’epatite C hanno la potenzialità di eradicare l’infezione da Hcv in Italia, dove la prevalenza è purtroppo la più alta d’Europa. «Per questo l’AIFA ha istituito un percorso condiviso con tutti gli stakeholder ed ha partecipato ai maggiori tavoli internazionali su questa tematica – ha spiegato Simona Montilla, Ufficio Centro Studi Aifa-. Al fine di favorire l’accesso ai nuovi trattamenti al più ampio numero di pazienti in urgenza clinica, assicurandone al tempo stesso la sostenibilità e l’appropriatezza d’uso, queste nuove terapie saranno tutte sottoposte ad un Registro di monitoraggio Aifa, che consentirà anche di raccogliere dati per una corretta definizione nel tempo di un adeguato rapporto di costo efficacia».

«L’impatto di spesa dei nuovi farmaci per la cura dell’Epatite è molto elevato per il Sistema sanitario nazionale e per le Regioni – ha spiegato Giovanna Scroccaro, responsabile del Settore Farmaceutico di Regione Veneto -. La Regione Veneto ha censito i pazienti che presentano le caratteristiche per essere trattati e ha già individuato 2.300 pazienti; a questi ne andranno aggiunti almeno altri 2000 che pur non essendo ancora noti ai Centri veneti che trattano l’Epatite C, sono attesi in base alle informazioni disponibili sulla epidemiologia della malattia. La spesa stimata al lordo di eventuali sconti o pay back – ad oggi non noti – è di almeno 100 milioni di euro e questa cifra rappresenta l’8% della spesa farmaceutica complessiva in Veneto. E’ evidente che, in assenza di specifici ulteriori finanziamenti statali, le Regioni faticheranno non poco a trovare le risorse necessarie. Sarà necessario porre in atto ulteriori manovre di razionalizzazione della spesa sanitaria».

Secondo il Dottor Davide Croce, Direttore del Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità e nel Sociale – Università Carlo Cattaneo LIUC, Castellanza (VA) «problematica risulta essere la sostenibilità economica dei trattamenti, tema che deve essere affrontato con una organizzazione dei servizi e una programmazione puntuale delle attività, dopo una altrettanto importante selezione dei pazienti attraverso la definizione delle opportunità di trattamento e delle risposte virologiche sostenute (Svr) al trattamento stesso. La conoscenza su effetti collaterali, comorbilità e atteggiamento di pazienti, solo per citarne 3, sono scarse e la comunità scientifica deve attrezzarsi anche su questo punto per far circolare le informazioni che possano aiutare ad affrontare in maniera efficace le patologie. La sostenibilità è un tema complicato da affrontare in un Paese che è ancora attanagliato dalla crisi economica».

Dunque, cronicità, cure innovative e budget: come conciliare tutto questo? Stefano Carugo, Consigliere della Regione Lombardia ha dichiarato: «E’ indispensabile definire i percorsi diagnostico-terapeutici e di appropriatezza, per consentire ai nostri cittadini lombardi di poter disporre delle terapie innovative senza però avere il collasso del nostro sistema di Welfare. Scopo di questo focus vuole essere, quindi, quello di focalizzare cosa Regione Lombardia potrà fare per armonizzare queste esigenze».

In merito alla determina per la rimborsabilità del farmaco Sofosbuvir per i pazienti più gravi, ha espresso qualche soddisfazione, anche se con qualche preoccupazione, Epac l’associazione dei malati con epatite C. Ivan Gardini, presidente Epac ha dichiarato: «Inizia oggi una nuova era per la cura dei malati con epatite C. Auspicabilmente, è anche l’inizio dell’eradicazione totale della malattia. Sofosbuvir è il primo di una serie di farmaci molto potenti in grado di raggiugere tassi di guarigione vicini al 100%. L’approvazione corona anche una battaglia di EpaC durata diversi mesi

per avere il farmaco disponibile. C’è però un problema. Non ci sono ancora i fondi per curare tutti i pazienti che ne hanno necessità. Ci auguriamo che la legge di stabilità, passando in Senato, possa recepire una serie di emendamenti già annunciati per la costituzione di un fondo per la cura dell’epatite C. Diversamente – ha concluso Gardini – avremo grossi problemi di accesso al farmaco. Ecco perché continueremo a chiedere i fondi per poter curare tutti i pazienti indistintamente, senza doverli selezionare in base alla gravità. EpaC vigilerà affinchè le Regioni concedano l’immediato e pieno accesso a farmaco già a partire dalla prossima settimana».