L’AIFa cerca un nuovo direttore generale: pubblicato l’avviso per sostituire Li Bassi

L’AIFa cerca un nuovo direttore generale: pubblicato l’avviso per sostituire Li Bassi

di Redazione

Roma. 29 Ottobre 2019 – La decisione viene dallo stesso ministro della salute roberto Speranza, che fa valere lo ‘spoil system’ e decide di cambiare il direttore gednerale dell’AIFa scelto non più di un anno edue mesi fa dal ministro della salute precendente, la grillina Giulia Grillo. Ecco il testo dell’avviso pubblicato sul sito del Ministero della Salute:

Con il presente avviso, il Ministero della Salute invita tutti i soggetti che, ai sensi dell’art. 10, del decreto ministeriale del 20/09/2004, n. 245, sono in possesso di diploma di laurea specialistica, con qualificata e documentata competenza ed esperienza sia sul piano tecnico-scientifico nel settore dei farmaci, sia in materia gestionale e manageriale, a presentare una manifestazione di interesse a ricoprire l’incarico di Direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA; incarico che si renderà disponibile a decorrere dal 9 dicembre 2019. Il Direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco sarà nominato con decreto del Ministro della Salute, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, ai sensi dell’articolo 48, comma 4, lettera a), del decreto legislativo 30 settembre 2003, n.269. La manifestazione deve essere inviata, tramite posta elettronica certificata, entro le ore 18 del 15 novembre 2019 al seguente indirizzo pec: avvisoaifa@postacert.sanita.it, corredata da:

  • curriculum vitae del candidato

  • dichiarazione sulla insussistenza di cause di inconferibilità e incompatibilità, da rilasciarsi ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39

  • copia di un documento d’identità in corso di validità

La presentazione della manifestazione di interesse non vincola in alcun modo questa Amministrazione a conferire l’incarico di Direttore generale al soggetto richiedente.

Il presente avviso è da intendersi come procedura pubblica finalizzata all’acquisizione di manifestazioni di interesse per il conferimento, ai sensi del richiamato articolo 48, dell’incarico di Direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

Dal ministero della Salute un decalogo sugli integratori alimentari: non curano

Dal ministero della Salute un decalogo sugli integratori alimentari: non curano

 

di Redazione

Roma. 29 Ottobre 2019 – Capsule, compresse, fialoidi e simili. Sono gli integratori alimentari “fonti concentrate di nutrienti o altre sostanze ad effetto fisiologico che non hanno una finalità di cura, prerogativa esclusiva dei farmaci”. Lo chiarisce il ministero della Salute in un ‘Decalogo per un uso corretto degli integratori alimentari 2019’ pubblicato sul proprio sito. Gli integratori “sono ideati e proposti per favorire nell’organismo il regolare svolgimento di specifiche funzioni o la normalità di specifici parametri funzionali o per ridurre i fattori di rischio di malattia. L’impiego di integratori, per risultare sicuro e adatto alle specifiche esigenze individuali, deve avvenire in modo – chiariscono gli esperti – consapevole e informato sulla loro funzione e sulla valenza degli effetti svolti, senza entrare in contrasto con l’esigenza di salvaguardare abitudini alimentari e comportamenti corretti nell’ambito di uno stile di vita sano e attivo”. Ecco il decalogo del ministero per consumare gli integratori alimentari in modo sicuro e consapevole:

1) Ricorda che una dieta varia ed equilibrata fornisce, in genere, tutte le sostanze nutritive di cui l’organismo ha bisogno e che è fondamentale per tutelare e promuovere la tua salute e il tuo benessere nel contesto di uno stile di vita sano e attivo. Di conseguenza, per poterne ricavare complessivamente un vantaggio, l’uso di un integratore alimentare per i suoi effetti nutritivi o fisiologici deve avvenire nel contesto sopra descritto e non deve mai essere dettato dalla convinzione, erronea, di poter ‘compensare’ gli effetti negativi di comportamenti scorretti.

2) Se intendi far uso di un integratore, accertati che gli effetti indicati in etichetta rispondano effettivamente alle tue specifiche esigenze di ottimizzazione della salute e del benessere e non superare le quantità di assunzione indicate. Gli integratori alimentari possono rivendicare in etichetta solo gli effetti benefici sulla salute preventivamente autorizzati dalla Commissione europea per i loro costituenti, dopo l’accertamento del fondamento scientifico da parte dell’European Food Safety Authority (Efsa).

E ancora: 3) “Leggi sempre per intero l’etichetta e presta particolare attenzione alle modalità d’uso, alle modalità di conservazione e agli ingredienti presenti, anche in considerazione di eventuali allergie o intolleranze, e a tutte le avvertenze. Diversi integratori, per la presenza di specifici costituenti, possono riportare avvertenze supplementari per un uso sicuro. Nel caso in cui un integratore richieda un uso continuativo, ad esempio per favorire la normalità del livello di colesterolo nel sangue o della pressione arteriosa, consulta periodicamente il tuo medico per valutare l’andamento della situazione e lo stato delle tue condizioni generali; 4) Chiedi consiglio al tuo medico per l’uso di un integratore se non sei in buona salute o sei in trattamento con farmaci per accertarti che non ci siano controindicazioni nella tua condizione. In ogni caso informa il medico se fai uso di integratori, soprattutto in occasione della prescrizione di farmaci.

5) Per la somministrazione di integratori ai bambini senti il consiglio dei pediatra; se sei in stato di gravidanza o stai allattando è comunque bene sentire il consiglio del medico;

6) Ricorda che un prodotto non è sicuro solo perché è naturale ma che, anzi, proprio per il suo profilo di attività fisiologica, potrebbe determinare effetti inattesi e indesiderati in determinate condizioni. Pertanto, se in concomitanza con l’assunzione di un integratore rilevi qualcosa che non va, di diverso dagli effetti attesi, sospendine l’assunzione e informa tempestivamente il medico o il farmacista (possibilmente portandogli la confezione impiegata), che potranno segnalare l’evento al sistema di fitovigilanza dell’Istituto superiore di sanità (Vigierbe).

7) Ricorda che gli integratori sono concepiti per contribuire al benessere e non per la cura di condizioni patologiche, che vanno trattate con i farmaci. L’uso di integratori in quantità superiori a quelle indicate in etichetta ne snatura il ruolo senza offrire risultati fisiologicamente migliori. Può anzi diventare svantaggioso, soprattutto se si prolunga nel tempo;

8) Ricorda che per ridurre il sovrappeso e smaltire il grasso in eccesso devi ridurre l’apporto calorico con una dieta nutrizionalmente adeguata e, nel contempo, aumentare la spesa energetica dell’organismo con un buon livello di attività fisica. L’uso di qualunque integratore alimentare, ai fini della riduzione del peso, può avere solo un effetto secondario e accessorio per le specifiche indicazioni riportate in etichetta. Non seguire diete ipocaloriche per periodi prolungati senza sentire il parere del medico per valutarne l’adeguatezza in funzione delle tue specifiche esigenze. Ricorda che per mantenere il risultato raggiunto in termini di calo ponderale devi modificare stabilmente le tue abitudini alimentari e seguire uno stile di vita attivo, rimuovendo comportamenti sedentari.

9) Anche se fai sport, con una dieta varia ed equilibrata puoi soddisfare le esigenze nutrizionali dell’organismo. L’eventuale impiego di integratori alimentari per le indicazioni riportate in etichetta che ne giustificano l’uso in ambito sportivo deve tenere comunque conto del tipo di sport praticato, della sua intensità e durata, nonché delle specifiche condizioni individuali;

10) Gli integratori, come tanti altri prodotti, oggi sono reperibili anche al di fuori dei comuni canali commerciali, quali ad esempio la rete internet. Diffida di integratori e prodotti propagandati per proprietà ed effetti mirabolanti o come soluzioni “miracolose” dei tuoi problemi.

Sul portale del Ministero della Salute (www.salute.gov.it) trovi utili informazioni sui costituenti ammessi all’impiego negli degli integratori e il Registro, che puoi consultare, in cui vengono riportati i prodotti regolarmente notificati per l’immissione sul mercato italiano.

“3 casi di infezioni post-operatoria ogni 1.000 interventi, aumento della durata di degenza pari a 12 giornate, incremento del costo per singolo ricovero pari a 9.000 euro: adottare protocolli comuni di prevenzione!”

 “3 casi di infezioni post-operatoria ogni 1.000 interventi, aumento della durata di degenza pari a 12 giornate, incremento del costo per singolo ricovero pari a 9.000 euro: adottare protocolli comuni di prevenzione!” 

 

di Redazione

Milano, 25 ottobre 2019 – Limitare al minimo l’impatto economico correlato alle infezioni correlate all’assistenza (ICA), individuando obiettivi e progetti di miglioramento e promuovendo l’adozione di linee guida e protocolli comuni, in aderenza alla normativa nazionale e regionale. Questo il tema del Convegno ‘INFEZIONI OSPEDALIERE: QUALE CLINICAL GOVERNANCE?” organizzato da MOTORE SANITA’, grazie al contributo non condizionato di 3M.

“Un recente studio del EEHTA del CEIS ha analizzato il peso economico delle infezioni ospedaliere e i principali risultati fanno emergere un problema molto importante, tanto per il SSN che per i pazienti. Le infezioni correlate all’assistenza compaiono in media in 32 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, con un trend sempre crescente negli ultimi 10 anniLa valorizzazione di queste infezioni, mediante stima delle giornate aggiuntive per singolo DRG, ha comportato una stima media annua pari a 550 milioni di euro. Utilizzo di tecnologie avanzate che permettano la riduzione delle infezioni accompagnate da interventi di carattere “preventivo” (monitoraggio dei pazienti all’accettazione dell’ospedalizzazione) garantirebbero una forte riduzione delle infezioni ospedaliere migliorando la salute dei pazienti e riducendo fortemente i costi, tanto diretti quanto indiretti. Lo studio ha avuto anche un focus specifico sull’insorgenza di infezioni post-operatorie a seguito di intervento chirurgico su 6 patologie: diverticolite, appendicite, colecistite, calcolosi della colecisti, ernia, laparocele. Per ogni patologia e relativo intervento chirurgico, è stata stimata l’incidenza di infezioni post-operatorie e il conseguente impatto in termini di durata della degenza, spesa e mortalità intraospedaliera. Il focus su 6 interventi selezionati ha evidenziato una prevalenza di 3 casi di infezioni post-operatoria ogni 1.000 interventi selezionati accompagnati da un aumento preoccupante (tanto dal punto di vista degli esiti quanto dei costi) della durata di degenza pari in media a 12 giornate. È stato poi stimato un incremento del costo medio per singolo ricovero pari a 9.000 euro. L’analisi ha anche evidenziato un incremento del rischio mortalità”, ha detto Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria, EEHTA CEIS; Università di Roma “Tor Vergata”, Kingston University London UK

In Lombardia è in vigore il Progetto Check List Chirurgia Sicura 2.0, sviluppato dal gruppo regionale Risk Manager di Regione Lombardia, con l’obiettivo di analizzare il rischio per la sicurezza del paziente in sala operatoria.

L’intervento chirurgico comprende una serie di attività che devono essere svolte in una sequenza prestabilita con elevata interazione multiprofessionale, utilizzando tecnologie sempre più complesse. In tale condizione di complessità è necessario adottare uno strumento che riporti in modo puntuale le condizioni strutturali/organizzative da verificare, le attività da svolgere, i controlli da eseguire, assicurando la tracciabilità delle azioni: tale strumento è rappresentato dalla check list. La Check List Chirurgia sicura 2.0, si compone di due strumenti “Check List di Sistema” e “Check List Paziente”: la prima esplora 3 macroaree (Protocolli/Procedure, Monitoraggio e Formazione), valuta quindi anche l’operato del “Management” nell’investire risorse per l’implementazione di Raccomandazioni, disponibilità di sistemi di monitoraggio della macchina organizzativa, formazione del personale anche alla cultura del rischio, presenza di sistemi di segnalazione dei possibili errori. La Check List del Paziente analizza le 3 fasi Preoperatoria, Intraoperatoria e Postoperatoria, verificando che tutte le attività delle 3 fasi siano eseguite nei tempi e nei modi previsti utilizzando le migliori evidenze di efficacia a disposizione. Serve a valutare la corretta esecuzione di attività e utilizzo di risorse in sinergia con quanto esplicitato nella Check List di Sistema”, ha spiegato Enrico Comberti, Direttore UOC Qualità, Formazione e Gestione del Rischio, ASST Spedali Civili di Brescia

“Gli acquisti centralizzati dei dispositivi medici hanno un gran valore per il farmacista ospedaliero perché vanno visti come un miglior allocamento delle risorse disponibili. Il farmacista, nella sua funzione di fornire la più recente tecnologia nel campo delle ICA, fa riferimento alle gare centralizzate applicando valutazioni di HTA proprie della struttura in cui opera. Poiché molte strutture hanno linee guida interne, la conoscenza di queste, correlando la valutazione sulla base di questi protocolli, permette il miglior utilizzo delle tecnologie innovative”, ha raccontato Vito Laudisa, Direttore struttura complessa Farmacia, Istituto Nazionale Tumori Milano

‘Allerta 2’ dall’Istituto Superiore di Sanità su sostanze illegali utilizzate per lo svapo

Allerta 2’ dall’Istituto Superiore di Sanità su sostanze illegali utilizzate per lo svapo

di Redazione

Roma. 22 Ottobre 2019 – Le sigarette elettroniche possono causare gravi lesioni polmonari. A lanciare l’allerta di grado 2 (sul massimo di 3) al ministero della Salute e agli assessorati competenti è stato il ‘Sistema Nazionale di Allerta Precoce’ dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). L’obiettivo è “vigilare sulla grave malattia polmonare tra le persone che utilizzano le sigarette elettroniche”, e in particolare alcuni liquidi, e monitorare l’insorgenza delle gravi lesioni polmonari riscontrate in Usa. L’allerta, confermata all’Ansa, è stata diramata lo scorso 10 ottobre. La decisione è stata assunta sulla base delle segnalazioni ricevute dall’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona. Il grado 2 indica il rischio di lievi danni per la salute e di diffusione di sostanze nel mercato illecito. Quelli registrati negli Usa sono circa 1300 casi e 26 morti da polmonite chimica, soprattutto tra i più giovani. La maggior parte ha utilizzato prodotti per e-cig contenenti THC (tetraidrocannabinolo), molti hanno usato prodotti a base sia di THC che nicotina e altri solo nicotina. I Centers for diseases control (Cdc) segnalano inoltre che molti casi sono collegati all’uso di prodotti acquistati su canali non ufficiali e rivenditori non autorizzati. Gli esperti però avvertono: ciò che è stato registrato negli Stati Uniti per ora non ha alcun riscontro in Italia e in Europa, perché il problema negli Usa è rappresentato dall’uso senza regole dell’e-cigarette, spesso legato al consumo di stupefacenti. Nel nostro Paese i controlli sulla vendita nei canali ufficiali delle sostanze con cui sono caricati questi strumenti sono molto più rigorosi. L’assenza di un nesso di causalità, scrive l’Iss, tra i casi di malattia polmonare e una singola sostanza, marchio o metodo di utilizzo lascia i Paesi europei, tra cui l’Italia, in una situazione di allerta. Per questo anche le strutture sanitarie italiane dovranno vigilare e denunciare eventuali casi. Intanto è salito ad almeno 33 negli Usa il numero delle persone decedute per la malattia polmonare chiamata Evali e legata alle sigarette elettroniche. Lo rendono noto le autorità sanitarie federali che parlano di 1.479 casi in tutto il Paese.

Danni al cervello più frequenti nei calciatori a causa di colpi di testa e di scontri di gioco

Danni al cervello più frequenti nei calciatori a causa di colpi di testa e di scontri di gioco

di Redazione

Londra. 22 Ottobre 2019 – Secondo uno studio inglese sul cervello di sei calciatori che hanno sviluppato la demenza dopo anni di attività agonistica, i cui risultati sono stati pubblicati dal Guardian, i colpi di testa e scontri di gioco con gli avversari potrebbero causare nei casi estremi danni al cervello dei calciatori, con conseguenti rischi di demenza. Certamente una ricerca su 6 persone rappresenta un campione troppo ristretto per giungere a conclusioni definitive, ma dagli esami autoptici eseguiti dai ricercatori della Queen Square Bank per gli studi neurologici della University College London Institute of Neurology, si è scoperto che tutti e sei erano affetti dal morbo di Alzheimer, e, in quattro casi su sei, è stata riscontrata encefalopatia traumatica cronica, una malattia degenerativa secondo gli studiosi legata ai ripetuti colpi di testa. Entrambe le malattie sono caratterizzate dalla formazione di grumi di particolari proteine nel cervello e il posizionamento di queste proteine può essere stabilito solo dopo la morte. “I risultati della nostra ricerca mostrano un potenziale legame tra i ripetuti impatti della testa con il pallone e lo svilupparsi della encefalopatia traumatica cronica”, ha dichiarato Helen Ling, co-autore della ricerca. Il quotidiano britannico precisa che non c’è totale convergenza sulle conclusioni della ricerca: in molti si sono affrettati a sottolineare che non esistono prove evidenti del fatto che giocare a pallone può aumentare il rischio di sviluppare la demenza. Anche gli autori dello studio hanno precisato, secondo quanto riferisce il quotidiano ‘La Repubblica’, che non è ancora chiaro se i soggetti analizzati avrebbero sviluppato la malattia se non avessero giocato a calcio. Per avere maggiori certezze, spiega Ling, si dovrebbero effettuare studi su calciatori ritiratisi dall’attività agonistica.


Quello dei colpi alla testa subiti dagli sportivi è un filone che negli ultimi anni è stato oggetto di numerosi studi, in particolare nel football americano e nel pugilato. In particolare ha fatto scalpore la ricerca della Boston University che ha rivelato come 90 ex giocatori della Nfl su 94 siano stati trovati positivi alla encefalopatia. La stessa lega di Footbal americano ha riconosciuto l’anno scorso il legame tra il trauma cranico e la malattia, in un caso che è stato raccontato nel film ‘Zone d’ombra’ con Will Smith. Secondo un altro studio, il calciatore inglese Jeff Astle, centravanti icona del West Bromwich (soprannominato ‘The King’), è stato il primo calciatore a morire prematuramente per una malattia professionale: il suo decesso, nel 2002, è stato legato ai troppi colpi di testa che lo avevano reso celebre e che costituivano buona parte dei suoi 174 gol in 361 partite. Gli esperti una dozzina di anni dopo hanno accertato la relazione con i piccoli ma regolari traumi cranici al cervello, poi degenerati in demenza.

Un altro studio, finanziato dalla Fondazione Drake, effettuato da un team di ricercatori britannici e pubblicato sulla rivista Acta Neuropalhologica, ha evidenziato nei sei calciatori la presenza di altri fattori che avrebbero contribuito allo sviluppo della demeneza, come la presenza di uno strappo del setto pellucido, una sottile membrana che si trova al centro del cervello, “una caratteristica moloto comune nei pugili professionisti e legata a ripetuti traumi cerebrali”, ha osservato Ling, ammettendo comunque che lo studio non è in grado di stabilire con quale frequenza e quale forza di impatto i colpi di testa possono essere collegati allo sviluppo della malattia. Peter Jenkins, neurologo e ricercatore dell’Imperial College di Londra, specializzato nei traumi cranici e non coinvolto nello studio, ne ha sottolineato inoltre l’esiguo campione.

Dopo l’intesa della conferenza Stato-Regioni Domenico Mantoan nuovo presidente di AIFa

Dopo l’intesa della conferenza Stato-Regioni Domenico Mantoan nuovo presidente di AIFa

di Redazione

Roma. 22 Ottobre – L’Agenzia italiana del farmaco ha finalmente il nuovo presidente: è Domenico Mantoan, attualmente direttore generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto. Dopo l’ok delle Regioni alla proposta di nomina avanzata dalla Regione Veneto, nel pomeriggio è arrivato prima l’ok del Ministro della Salute Roberto Speranza e poi il via libera dalla Stato-Regioni. Ora manca solo il decreto di nomina del Ministro della Salute per rendere effettivo l’incarico. “Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha appena nominato, su indicazione unanime della Conferenza delle Regioni, Domenico Mantoan, tecnico della regione Veneto di alta qualità e professionalità, presidente di Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco”. Ha annunciato il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, al termine della Conferenza Stato-Regioni convocata da Boccia al palazzo della Stamperia, sede del ministero per gli Affari regionali.

“Tra l’altro – ricorda Bonaccini – era previsto nell’accordo che avevamo raggiunto in precedenza; poi avevo ricoperto io la carica quale presidente pro-tempore per qualche mese, per garantire che il Cda fosse `facente funzioni´ e prendesse alcune decisioni importanti e urgenti. Dopo la nomina `de facto´ del presidente Mantoan, la prossima settimana integreremo il consiglio di amministrazione”. “Abbiamo dato l’indicazione per la nomina alla presidenza di Aifa e la Conferenza dei presidenti ha indicato Domenico Mantoan che è il segretario regionale della sanità del Veneto. È un riconoscimento alla carriera, alla professionalità. È un tecnico puro e peraltro essendo in pensione da aprile prossimo avrà molto tempo da dedicare ad Aifa”. Aveva detto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia uscendo dalla Conferenza delle Regioni.

Domenico Mantoan, 62 anni, è direttore generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto. La proposta di nomina infatti spettava alla Regione Veneto. Per quanto riguarda invece gli altri due posti in Cda riservati alle Regioni la decisione è stata rinviata alla prossima settimana ma secondo i rumors sarebbe riconfermato Davide Caparini, assessore all’Economia della Regione Lombardia e l’altro posto dovrebbe andare alla Regione Emilia Romagna.

Salute mentale in Italia: “Necessaria visione a 360° a tutela degli oltre 850mila pazienti, servizi e terapie garantiti a macchia di leopardo”

Salute mentale in Italia: “Necessaria visione a 360° a tutela degli oltre 850mila pazienti, servizi e terapie garantiti a macchia di leopardo”

 

Dall’approvazione nel 2014 del documento di programmazione sui percorsi di cura per i pazienti affetti da disturbi mentali, c’è ancora molta strada da fare

di Redazione
Roma, 17 ottobre 2019 – Per affrontare i problemi legati ai disturbi mentali, in particolare alla qualità dell’offerta di cura nei sevizi italiani, Motore Sanità ha organizzato in Senato, con il contributo incondizionato di Angelini, il Convegno ‘EVOLUZIONE E FUTURO DELLA CURA DEI DISTURBI MENTALI’ che, vede il coinvolgendo di istituzioni, clinici e rappresentanti dei cittadini.
In Italia, i dati del rapporto sulla Salute Mentale del 2017 dicono che i pazienti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici siano oltre 850mila; di cui 336mila entrati in contatto con i servizi per la prima volta; le persone di sesso femminile rappresentano il 54% dei casi; il 68% dei pazienti sono al di sopra dei 45 anni. La spesa complessiva è stata di 4 miliardi di euro, di cui l’assistenza ambulatoriale ben il 47% del complessivo, il residenziale il 40% e il semiresidenziale il 13%. Il costo medio annuo per residente dell’assistenza psichiatrica, territoriale e ospedaliera, è pari a 78 euro. Il disturbo mentale deve essere considerato una malattia cronica a tutti gli effetti e non un problema, perché così facendo si rischiano tardiva diagnosi e bassa aderenza alla terapia. Le persone con psicopatologia non hanno colpe, devono essere considerate affette da patologia così come molti altri: bisognerebbe pensare a terapie croniche già in età giovanile, in modo da non dover rinunciare a vivere normalmente e a formare nuovi specialisti oltre che in accademia direttamente sul campo. “La psichiatria moderna è una scienza che sta vivendo una straordinaria rivoluzione teoretica, metodologica e scientifica. Come la medicina generale, che negli anni 50 con la scoperta del genoma ha rivoluzionato i confini del sapere medico, oggi la psichiatria con la scoperta del Connettoma, la rete neuro-biologica che collega tra di loro i centri cerebrali ed elabora il pensiero e le nostre azioni, costruisce una conoscenza ultrastrutturale del cervello ed inizia a spiegare i meccanismi più’ profondi delle malattie psichiche. Questo enorme cambiamento conoscitivo impone radicali cambiamenti nella metodologia e nella prassi della formazione dei nuovi psichiatri del terzo millennio. Infatti, i nuovi specialisti in formazione psichiatrica devono formarsi in una scuola inserita sia nel mondo accademico sia nel mondo del servizio sanitario nazionale, che comprende le nuove realtà ospedaliere e quelle territoriali”, ha detto Massimo Di Giannantonio, Copresidente Società Italiana di Psichiatria
“Il loro orizzonte mentale e la loro cultura devono essere aperti a tutte queste realtà, affinché possa esistere una rete di collaborazione tra tutti questi setting differenti, con il fine ultimo di assicurare una vera continuità assistenziale. La formazione dei nuovi specialisti deve dunque passare, con rigore metodologico, attraverso didatti universitari, ospedalieri e territoriali. Infine, Il nuovo specialista psichiatra deve sapersi muovere con agilità non solo negli ambiti della psicopatologia e della psicofarmacologia, ma anche della psicoterapia”, ha concluso Massimo Di Giannantonio Le cure e i servizi, pur avvicinandosi ai modelli individuati, purtroppo non sono garanti allo stesso modo su tutto il territorio nazionale: non è un problema economico, è che i soldi sono utilizzati in modo errato, l’impatto sulla gestione della patologia è il vero costo.
“I Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali sono garanzie di qualità delle cure perché riflettono gli standard più adeguati, per il trattamento dei disturbi mentali gravi e persistenti, ma le Regioni devono attrezzarsi per adeguare i servizi a quegli standard attraverso azioni progressive di avvicinamento ai modelli individuati. Bisogna aumentare le risorse disponibili per i Servizi di Salute Mentale ampiamente sotto finanziati rispetto allo standard atteso del 6% del fondo sanitario nazionale. Riformare l’organizzazione dipartimentale creando presupposti per una vera integrazione tra sevizi per l’adolescenza e quelli dell’adulto; oggi è necessario ridurre il tempo che intercorre tra la comparsa dei primi sintomi e l’inizio delle cure. La separazione dei servizi al 18° anno di vita è un vero ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo. Formare professioni sanitarie specifiche per la Salute Mentale, sia medici attraverso rapporti più organici con Università e scuole di specializzazione che personale del comparto che arriva a lavorare nei Centri di Salute Mentale con un bagaglio di poche ore di in-formazione sui disturbi mentali e nessuna conoscenza tecnico pratica. Potenziare le infrastrutture, perché per applicare i PDTA è necessario avere standard numerici di riferimento che indichino quanta di quella strada di avvicinamento ai contenuti delle Linee Guida è stata percorsa e si è tradotta in offerta di servizi di qualità. Infine, il destino dei disturbi psichici dipende solo in una certa misura dai trattamenti terapeutici; è necessaria la collaborazione dei Dipartimenti di Salute Mentale con gli Enti Locali per favorire politiche di accesso al lavoro, per attuare il diritto all’abitare e spazi di vita che favoriscano piena integrazione delle persone con disturbi psichici nel tessuto umano e culturale della Comunità”, ha dichiarato Michele Sanza, Direttore Unità Operativa Servizio Dipendenze Patologiche, Azienda Unità Sanitaria Locale Romagna – Cesena “Occorre innanzitutto riportare l’attenzione sul grave sottofinanziamento che affligge da anni il settore della salute mentale: i dati più recenti indicano che la spesa media nazionale si attesta al 3,6% del fondo sanitario. Va tuttavia analizzata anche la composizione della spesa e la reale produzione di valore che gli investimenti determinano: parte significativa dei circa 2 miliardi di euro impegnati nella residenzialità psichiatrica potrebbero essere meglio utilizzati in progetti personalizzati sostenuti da budget individuale di salute, perseguendo obiettivi di autonomia e qualità di vita”, ha detto Fabrizio Starace, Presidente Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica

In vista della prossima legge di bilancio Governo e Regioni raggiungono l’accordo

In vista della prossima legge di bilancio Governo e Regioni raggiungono l’accordo

di Redazione

Roma. 18 Ottobre 2019 – In 9 punti i temi centrali per lo sviluppo ed il futuro delle Regioni “Accordo centrale ed importante fra Governo e Regioni in vista della prossima legge di bilancio e per la programmazione regionale. Un’intesa che coglie aspetti importanti di merito e che innova il metodo della concertazione istituzionale. Di questo do atto al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, al Ministro della Salute, Roberto Speranza, al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e ai componenti dell’esecutivo interessati”, lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, che ha voluto sottolineare anche l’opera di mediazione portata avanti insieme al Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, Antonio Misiani. “L’accordo – ha concluso Bonaccini – riguarda 9 temi centrali per lo sviluppo dei territori e per il futuro delle istituzioni regionali”. I temi inclusi nell’accordo sono i seguenti:


1 Salvaguardia dei trasferimenti in favore delle Regioni a partire dalle Politiche sociali e dal TPL, come da tabella allegata.

2 Tutela dell’incremento delle risorse già previsto dalla legge 30 dicembre 2018, n.145 del fabbisogno sanitario nazionale per gli anni 2020 (con un incremento di 2 miliardi) e 2021 e conseguente differimento del termine di cui all’articolo 1, comma 515, della legge n. 145 del 2018 dal 31 marzo 2019 al 31 dicembre 2019 per la stipula del Patto della salute.

3 Incremento di 2 miliardi del livello delle risorse destinate agli interventi di edilizia sanitaria e di ammodernamento tecnologico di cui all’articolo 20 della legge n. 67 del 1988

4 Anticipo al 2020 degli effetti delle sentenze della Corte costituzionale n. 247/2017 e n. 101/2018 in materia di pieno utilizzo dell’avanzo di amministrazione e del fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa questo consentirà di sbloccare una serie significativa di investimenti sul territorio (oltre 800 milioni).

5 Attuazione dei meccanismi di finanziamento delle funzioni regionali, come disciplinati dal decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, rinviati all’anno 2021.

6 Entrata in vigore dall’anno 2021 della disciplina dei meccanismi di riparto del fondo per il finanziamento del trasporto pubblico locale.

7 Adeguamento delle priorità di investimento secondo gli obiettivi indicati dalla nota di aggiornamento al DEF 2019, con particolare riguardo al green new deal.

8 Istituzione di un Tavolo Stato, Regioni ed Enti locali, al fine di accelerare gli investimenti nazionali e comunitari, anche attraverso la definizione di procedure di semplificazione.

9 Individuazione di possibili soluzioni per consentire la riduzione degli oneri del debito in modo da liberare risorse in favore della crescita sostenibile e degli investimenti.  “Siamo di fronte ad una giornata molto importante per la sanità italiana perché l’insieme delle misure contenute in questo accordo – unitamente a quelle decise oggi, sempre in Conferenza Stato-Regioni, sul payback farmaceutico – assicura una quantità di risorse come da tempo non accadeva, fondi che – conclude Bonaccini – saranno a disposizione per investimenti e servizi ai cittadini”.


Un tassello importante di questa intesa, come ha sottolineato Bonaccini, è stato sicuramente aver dato il via libera al decreto con il quale vengono ripartite tra le Regioni le risorse versate dalle aziende farmaceutiche per il ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica per gli anni 2013-2017, già disponibili in un apposito capitolo di bilancio del ministero dell’Economia. “Si tratta di più di 1.650 milioni di euro. E siamo già al lavoro per definire il payback farmaceutico relativo al 2018”, ha dichiarato il Presidente delle Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini. “Il decreto si è sbloccato – ha spiegato Donato Toma (Presidente del Molise che oggi ha presieduto la Conferenza delle Regioni) – grazie al lavoro di confronto costante delle Regioni, del Governo e della rappresentanza delle aziende farmaceutiche. Si tratta di una cifra importante per i bilanci regionali e per il servizio sanitario”.

9a edizione Bandi Gilead: scienza solidarietà per migliorare la qualità di vita del paziente

9a edizione Bandi Gilead: scienza solidarietà per migliorare la qualità di vita del paziente

di Redazione

Roma. 18 Ottobre 2019 – L’innovazione digitale è entrata nella vita dei pazienti ed è destinata a rimanervi, cambiando radicalmente la gestione della malattia e il rapporto medico paziente. E’ il caso dei pazienti oncologici. Unosu 3 utilizza almeno una app dedicata alla salute ma circa 7 su 10 le ritengono strumenti utili per capire il proprio stato di salute e migliorare l’aderenza al trattamento. Sei su 10 utilizzano strumenti avanzati di comunicazione nel rapporto con il medico (WhatsApp e mail in testa). Internet è un punto di riferimento per 3 malati su 4 e Google è lo strumento più utilizzato per la ricerca di informazioni ma sono poi i siti web istituzionali e le online communities a riscuotere maggior affidabilità. Molto meno credito hanno social network e YouTube. E i medici? Non sembrano governare questo fenomeno: appena il 5% dei pazienti ha ricevuto dal proprio oncologo un consiglio su dove approfondire tematiche legate alla propria salute e il 3% suggerimenti sulle app. Sono alcuni dei risultati emersi dall’indagine realizzata dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano su un campione di 537 pazienti oncologici coinvolti attraverso Aimac (Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici), una delle organizzazioni più importanti in italia.

Condotta allo scopo di comprendere l’impatto dell’innovazione digitale sulla gestione della malattia oncologica, la ricerca, la prima in Italia svolta direttamente su pazienti oncologici, è stata presentata oggi a Milano in occasione della Cerimonia di Premiazione dell’Edizione 2019 dei 2 bandi di concorso che da 9 anni Gilead Sciences promuove in Italia nell’ambito delle malattie infettive, epatiche e onco-ematologiche. Due iniziative – Fellowship Program e Community Award – il cui scopo è di riconoscere e sostenere-le eccellenze italiane nell’ambito della ricerca scientifica e delle Associazioni pazienti, promuovendo l’innovazione medico-scientifica e socio-assistenziale. Il Fellowship Program, alla 9a edizione, è il bando rivolto alle ricercatrici e ai ricercatoridel nostro Paese. Seleziona e premia le migliori e più innovative progettualità in ambito medico-scientifico che dimostrino ricadute positive su qualità di vita, outcome clinici e assistenza terapeutica del paziente. La selezione dei progetti è affidata ad una commissione indipendente.

Alle Associazioni pazienti è invece dedicato il Community Award Program, attivo dal 2012. Un’iniziativa unica in Italia con con cui Gilead, anche in questo caso grazie ad esperti indipendenti, seleziona e sostiene la realizzazione di progetti e iniziative innovative a utilità diffusa che impattino positivamente sulla qualità di vita del paziente. In nove anni i due Bandi hanno consentito la realizzazione di oltre 400 progetti grazie a un finanziamento di oltre 10 milioni di euro. 53 sono i progetti vincitori all’edizione 2019 – 18 associazioni e 35 tra ricercatrici e ricercatori – a cui sono stati destinati più di un milione e mezzo di euro. I premi speciali per l’etica, dedicati all’infettivologo “Mauro Moroni”, caratterizzano in modo unico i due bandi: oltre 20 riconoscimenti in nove anni ai progetti che meglio hanno saputo gestire problematiche di natura etico-giuridica tra cui il trattamento dei dati personali, il coinvolgimento di minorenni o la discriminazione di genere tra il personale di ricerca.

Non posso nascondere l’orgoglio per il sostegno e la collaborazione che da nove anni Gilead,attraverso i due Bandi, riserva alla ricerca e alle associazioni del nostro Paese – sottolinea Valentino Confalone, Vice President e General Manager di Gilead Italia – Condividiamo tutti uno stesso obiettivo, quello di migliorare la qualità di vita e la salute dei pazienti. Per raggiungerlo crediamo che non vi sia altra strada se non quella dell’innovazione. Noi ci impegniamo in quella terapeutica ma attraverso i due bandi vogliamo promuovere anche quella che sostiene l’ambito medico-scientifico, sociale e assistenziale”. Ad oggi i progetti realizzati grazie ai due Bandi hanno consentito significativi risultati nei rispettivi ambiti. Il Fellowship ha reso disponibili nuove evidenze scientifiche con concrete applicazioni nella pratica clinica e frequenti pubblicazioni e presentazioni a congressi. I progetti del Community si sono concretizzati in iniziative originali,spesso metodologicamente innovative, finalizzate all’educazione, alla formazione e all’assistenza del paziente e del caregiver .L’innovazione digitale ha spesso fatto da trait- d’union per entrambi i bandi: molti i progetti che hanno generato tools digitali, da App per la gestione della malattia a chat bot per la comunicazione medico paziente a programmi di intelligenza artificialeper supportare il lavoro della ricerca clinica.

Autostrada Diabete: “Dall’innovazione tecnologica, necessari nuovi modelli di assistenza”

Autostrada Diabete: “Dall’innovazione tecnologica, necessari nuovi modelli di assistenza”

 

In Italia oltre 3.2 milioni di persone dichiarano di esserne affetti, ma stime attendibili, parlano di circa 5 milioni, con un costo per il SSN stimato di circa 9 miliardi l’anno e una spesa pro-capite più che doppia rispetto ad un pari età non malato, provocando inoltre ben 73 decessi al giorno

di Redazione
Firenze, 15 ottobre 2019 – Prevenire precocemente la progressione della malattia diabete e le sue principali complicanze, progettare modelli di assistenza moderni e vicini alle persone con diabete, che utilizzino appropriatamente le innovazioni tecnologiche, rappresenta una sfida importante ed attuale per i Servizi Sanitari Regionali. Questi saranno alcuni dei temi, motivo di confronto tra decisori regionali e tecnici di riferimento del mondo salute, durante la Serie di 6 incontri regionali
‘HIGHWAY DIABETES: IL PAZIENTE AL CENTRO?’, Progetto realizzato da MOTORE SANITA’, con il contributo non condizionato di Lilly, che oggi fa tappa in Toscana. In tema di gestione della cronicità, il diabete, rappresenta sicuramente un caso paradigmatico in cui, si rende necessario ammodernare il sistema assistenziale, migliorando l’efficienza dei percorsi di collegamento tra ospedale e territorio. Un aspetto importante da rivedere e monitorare è rappresentato dal rispetto dell’aderenza alle cure indicate. Infatti, secondo dati EFPIA solamente le complicanze dovute alla scarsa aderenza alla terapia rappresentano un costo pari al 14% del totale della spesa sanitaria dei Governi Europei, circa 125 miliardi di euro all’anno. Secondo il rapporto dell’osservatorio dei medicinali, In Italia, la percentuale di aderenza per i farmaci antidiabetici è del 63% (OSMed 2015) e questo comporta: il raddoppio nel numero di ricoveri ospedalieri e dei costi del trattamento per il SSN, un aumento ogni anno di circa 6 giorni di assenza dal lavoro ed infine un aumento del 30% della mortalità per tutte le cause (dati SID). Tra i fattori che impattano sull’aderenza terapeutica, un ruolo importante potrebbero avere le differenze regionali nella efficienza dei servizi di presa in carico delle persone con diabete e nell’accesso all’innovazione. In questi ultimi 10 anni infatti, le numerose innovazioni su farmaci ed apparecchiature, hanno fornito strumenti in grado di cambiare l’evoluzione della malattia, restituendo alle persone con diabete una qualità di vita decisamente superiore. Ma tutto ciò potrà arrivare a tutte le persone con diabete solamente se l’innovazione avrà un accesso uniforme ed una collocazione appropriata e sostenibile. “Negli ultimi anni la cura del diabete ha avuto un elevato tasso di innovazione che si è concentrata soprattutto in due settori: i farmaci per il diabete di tipo 2 e le tecnologie per il diabete di tipo 1”, ha
detto Edoardo Mannucci, Direttore Diabetologia AOU Careggi Firenze “Sia le nuove tecnologie che i nuovi farmaci infatti, hanno modificato l’approccio clinico al diabete, permettendo miglioramento della qualità della vita delle persone con diabete. Inoltre, i nuovi farmaci per il diabete di tipo 2 consentono di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e la mortalità. Le nuove tecnologie e i nuovi farmaci costano mediamente di più rispetto ai precedenti. Considerando che circa il 7% della popolazione adulta in Toscana soffre di diabete, in particolare di tipo 2, che rappresenta oltre il 90% di tutti i casi), l’innovazione pone un potenziale problema di sostenibilità. A questo riguardo, occorre però tenere presente che l’adozione dell’innovazione ha un impatto positivo sul percorso di cura. Ad esempio, l’impiego di un farmaco antidiabetico che riduce il rischio di malattie cardiovascolari, diminuisce la spesa per ricoveri; l’uso di un farmaco che non genera rischi di ipoglicemia riduce il consumo di dispositivi per la misurazione del glucosio, e così via. Complessivamente, quindi, l’adozione dell’innovazione può comportare aggravi di spesa meno grandi di quanto potrebbe apparire a prima vista. Per rendere sostenibile l’innovazione, però, è necessario comprenderne bene le ricadute organizzative e adattare il sistema sanitario. Ad esempio, l’impiego dei nuovi farmaci per il diabete di tipo 2, che permettono di ottenere un controllo più duraturo e migliore della glicemia, può avvenire solo attraverso piani terapeutici, la cui abolizione potrebbe accompagnarsi ad una riduzione della necessità di inutili visite specialistiche. In conclusione, nonostante l’impatto epidemiologico della malattia, l’innovazione in Diabetologia può essere sostenibile, se il sistema riuscirà a adottare soluzioni organizzative adeguate”, ha concluso Edoardo Mannucci “Il diabete è sicuramente la patologia cronica più conosciuta e rimane una delle sfide maggiori per i sistemi sanitari di tutto il mondo sia per la sua complessità clinica che per l’organizzazione delle cure assistenziali richieste. Infatti, come per tutte le patologie croniche, occorre trovare sinergie e collaborazione non solo all’interno del mondo sanitario, ma anche all’esterno. In primis tra le persone affette dalla malattia e nella loro famiglia, così come nel contesto sociale e lavorativo. Il mondo della scienza mette a disposizione dei pazienti un sempre maggior numero di soluzioni innovative per migliorare il rapporto con la malattia, ponendo al tempo stesso, nuovi problemi soprattutto in termini di sostenibilità dell’innovazione, per cui è necessario capirne il reale valore aggiunto a livello individuale per non dissipare le risorse disponibili. Proprio per questo è necessario abbandonare la logica prestazionale dei silos professionali, per abbracciare una logica di servizi di erogazione del tipo full-inclusive ad alta integrazione e comunicazione, che vedano anche il paziente come parte attiva del processo di cura”, ha spiegato Carlo Tomassini, Direttore Generale Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale, Regione Toscana